Spalletti, Pioli e Inzaghi: tre filosofie a confronto

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Il Napoli per regalare ai tifosi partenopei uno scudetto che manca da 31 anni, il Milan per dare continuità ad un progetto che l’ha finalmente riportato in Champions League, l’Inter per bissare la vittoria del titolo dello scorso anno. Luciano Spalletti, Stefano Pioli e Simone Inzaghi, anche secondo quelle che sono le quote e le statistiche che gli esperti inseriscono nel panorama delle scommesse online, si daranno battaglia fino alla fine per terminare il campionato in cima alla classifica. Il Napoli, dopo l’esclusione dal piazzamento valido per la Champions League all’ultima giornata dello scorso campionato, ha deciso di ricostruire affidandosi a Luciano Spalletti. I mancati introiti della massima competizione europea hanno stravolto i piani di mercato della società partenopea, che è riuscita comunque a mantenere tutti i pezzi più pregiati della rosa. Il modulo è il 4-2-3-1, tipico del tecnico di Certaldo. La fase di possesso inizia con la costruzione dal basso, volta ad uscire in maniera pulita dalla prima linea di pressing avversario. Le trame di gioco sono corali e di un’ottima qualità, gran parte dei pericoli nascono sulle fasce e meno per vie centrali. Insigne e Politano forniscono diverse opzioni nella fase di realizzazione, dal rientro verso il centro del campo per il tiro a giro fino al cross in area di rigore per la testa di Osimhen.

L’attaccante nigeriano, oltre ad avere una imponente stazza fisica, gode di una grandissima velocità, questo permette al Napoli di sfruttare la profondità e di attaccare alle spalle la difesa avversaria. In fase di non possesso, il Napoli opta per il pressing alto. A centrocampo Anguissa si alza per partecipare alla fase di riconquista del possesso, Fabian Ruiz resta più arretrato per intercettare le linee di passaggio. In caso di lancio lungo da parte della squadra avversaria, la statura e la forza fisica di Koulibaly permettono ai ragazzi di Spalletti di recuperare un’ottima percentuale di palloni. Il Milan, dopo l’ottima stagione dello scorso anno, è alla ricerca della consacrazione. Stefano Pioli, da circa 2 anni sulla panchina rossonera, ha rivitalizzato una squadra in grande difficoltà. Il calciomercato estivo, inizialmente, non ha portato grandi notizie: le partenze a 0 di Donnarumma, che ha firmato con il Psg fino al 2026, e di Calhanoglu hanno complicato incredibilmente le cose, ma il Milan, attraverso gli acquisti di Maignan, Giroud, Florenzi, il riscatto di Tomori e il prolungamento del prestito di Brahim Diaz, ha costruito una squadra ultra-competitiva.

In fase di possesso, i rossoneri non si fanno problemi ad utilizzare la costruzione dal basso o quella volta a cercare direttamente la prima punta. La squadra di Pioli ritrova tra i suoi punti di forza l’intensità della manovra corale, la quale molto spesso prevede una fitta rete di passaggi che innervosisce e stanca l’avversario. Una volta superata la prima linea di pressing, la corsia più utilizzata è quella di sinistra, dove Theo Hernandez dà libero sfogo alla sua corsa e alla sua esplosività. In fase di non possesso la caratteristica principale del Milan è il pressing alto. Il trequartista si posiziona sulla stessa linea dell’attaccante, i terzini e i centrocampisti salgono sui diretti avversari. Questo risulta efficace nel momento in cui il pallone viene riconquistato nella trequarti opposta alla propria, in caso contrario la difesa non sempre riesce a contenere al meglio le offensive avversarie. Per quanto concerne la transizione offensiva, i rossoneri agiscono diversamente a seconda della situazione in cui si trovano. Nella propria metà campo si dà la priorità alla gestione orizzontale del possesso, in quella avversaria si ricerca subito la verticalizzazione per il trequartista o per la punta.

L’Inter, per sopperire alle partenze importanti di quest’estate di Conte, Hakimi e Lukaku, si è mossa sul mercato in maniera intelligente. Dopo l’addio di Antonio Conte, ora al Tottenham in Premier League, i dirigenti nerazzurri hanno puntato tutto su Simone Inzaghi, che ha lasciato la guida tecnica della Lazio dopo 5 anni. L’ex allenatore biancoceleste sta permettendo ai suoi giocatori di mantenere le certezze del modulo e della disposizione tattica con la difesa a 3, in più sta lavorando sugli automatismi che erano alla base dei movimenti corali dei calciatori della sua precedente gestione. Si vedono i frutti del lavoro del tecnico piacentino, nonostante una partenza leggermente a rilento. Giocatori come Çhalanoğlu e Džeko danno alla squadra la possibilità di dominare il gioco, dando ordine e qualità alla fase di sviluppo dell’azione. Il turco si muove tra le linee dando spesso il via, insieme a Brozovic, alla costruzione della manovra. Il bosniaco si abbassa sulla linea del centrocampo, smista sull’esterno e scappa all’interno dell’area di rigore per finalizzare in rete. In fase di non possesso l’Inter appare maggiormente aggressiva rispetto alla scorsa stagione, l’obiettivo della squadra di Inzaghi è piuttosto chiaro: non far respirare l’avversario, costringendolo al lancio lungo e non permettendogli di uscire in maniera pulita dalla prima linea di pressing.