“Applicare retroattivamente una norma solleva più di un interrogativo, con possibili profili di illegittimità”.
Lo sostiene Nicola Boccalone, presidente dell’associazione ‘Benevento Domani’, a proposito delle centinaia di avvisi di pagamento che l’Agenzia della Riscossione sta recapitando per ticket sanitari mai versati per prestazioni risalenti all’ultimo decennio.
“Come se non bastassero Tari, Imu, multe e accertamenti vari, ora al contribuente tocca improvvisarsi archivista: ricordare se, anni fa, ha varcato la soglia di un ambulatorio o dell’ospedale cittadino, se la prestazione è stata effettuata e, soprattutto, se è stata pagata”.
“A rinfrescare la memoria ci pensa l’avviso stesso, che descrive nel dettaglio la prestazione sanitaria richiesta. Un dettaglio tutt’altro che trascurabile: si tratta di dati sensibili, protetti dalla normativa sulla privacy, e le stesse strutture sanitarie hanno obblighi precisi che qui sembrano aggirati. Dietro la stretta c’è un rinnovato zelo contabile, che si appoggia alla disciplina sulla riduzione dei tempi delle liste d’attesa. Con il decreto legge n. 73 del 2024, convertito nella legge 29 luglio 2024, n. 107, è stato ridisegnato il sistema di prenotazione delle visite. Al centro c’è il Cup che, oltre a raccogliere le prenotazioni, deve gestire ‘un sistema di disdetta delle prenotazioni, per ricordare all’assistito la data di erogazione della prestazione, per richiedere la conferma o la cancellazione della prenotazione effettuata, da effettuarsi almeno due giorni lavorativi prima dell’erogazione della prestazione, anche da remoto’ (art. 3, comma 5)”.
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