“La fotografia economico-finanziaria di un Ente è la pre-condizione di un governo consapevole. Ed è da qui che vale la pena ripartire, guardando al Piano di estinzione delle passività curato dall’OSL: lo snodo tra il governo Pepe e il decennio Mastella. Con la dichiarazione di dissesto del 2017 l’amministrazione ha scelto di ripartire da gennaio 2017 con una bilancistica azzerata”.
Nicola Boccalone ribatte ali assessori alle Finanze Maria Carmela Serluca e Giovanna Razzano. A parere del loro predecessore, Boccalone appunto, oggi presidente dell’associazione Benevento Domani, il vero bilancio dell’attuale governo si leggerà nel Conto Consuntivo 2025: opere realizzate, ammodernamento degli strumenti di programmazione (Puc in testa), innovazioni su rifiuti, acqua, trasporti, welfare, mobilità e commercio locale – tutto da confrontare con la pressione fiscale sui cittadini, per capire l’eredità di un’amministrazione forte di Pnrr e nuove norme sui contratti pubblici.
“Tornando al 2016-2017, un recente intervento a due voci ha rivendicato tre meriti: aver dichiarato il dissesto, aver predeterminato il pagamento di 24 milioni di debiti pregressi, aver posto le basi del risanamento. Peccato che i primi due siano atti dovuti per legge, e il terzo sia in realtà merito dell’Osl, il cui risultato è ancora tutto da verificare.
Nello stesso intervento si dichiara l’impossibilità di alleggerire il carico fiscale (Imu/Tasi, addizionale Irpef, Tari), mantenuto al massimo come un dogma – dimenticando che il vincolo decade dopo cinque anni dal dissesto, a condizione di comprimere la spesa corrente. Cosa che i dati non confermano: il costo del ciclo dei rifiuti è salito dai 16,7 milioni del 2017 ai 18,5 milioni del 2025/2026, premessa ideale per l’aumento del tributo, puntualmente arrivato. Ai tentativi di aprire un confronto pubblico sui numeri del Piano si è risposto finora con l’autocelebrazione. Eppure quei numeri raccontano una storia più complessa. Il saldo di 42,6 milioni nasce dalla differenza tra massa attiva e passiva, ma la dinamica sottostante potrebbe portare a conclusioni diverse.
Al 31 dicembre 2016 i crediti erano 48,2 milioni, saliti a circa 69,5 milioni con le voci successive (crediti rilevati dopo, devoluzione mutui Cdp, vendita immobili, contributi statali). L’incasso reale, però, si è fermato a circa 38 milioni, con 31,8 milioni ancora da riscuotere. La massa passiva di 28,5 milioni è stata transatta al 60% e ridotta a 17,6 milioni, più 5,2 milioni fuori bilancio da saldare; altri creditori, per 8,7 milioni, pagati in media al 90%. Con le spese di gestione (3,2 milioni), l’uscita di cassa è di 28,5 milioni: solo 9 milioni disponibili per i debiti residui”.
“Il nodo è qui: buona parte dei crediti che sostengono il saldo positivo è di natura tributaria e risale fino al 2005 – crediti vecchi di vent’anni, difficili da esigere per intero. Ecco perché quei 42 milioni potrebbero vacillare. I dati non certificano un deficit strutturale, ma la solidità del saldo attivo resta da dimostrare. Servirebbe un confronto ampio, con la piena disponibilità delle Istituzioni e la partecipazione dell’Osl, per chiarire anche i circa 65 milioni di debiti esclusi dal Piano. Sarebbe, anche questo, un atto dovuto per definire il punto di partenza e leggere con maggiore chiarezza il punto di arrivo di fine consiliatura”.





