Quanto spendono le aziende italiane per la sicurezza informatica?

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Per le imprese del nostro Paese, la cybersecurity non è più un costo extra da tagliare alla prima crisi. Ormai si parla di un investimento vitale, l’unico vero paracadute in grado di garantire che l’attività non si fermi di colpo dall’oggi al domani.

Il motivo, in fondo, è sotto gli occhi di tutti. Ogni mattina i dipendenti accendono i PC, inviano business email e gestiscono dati sensibili tramite software in cloud per fare qualsiasi cosa. Questa digitalizzazione a tappeto ha senza dubbio velocizzato il lavoro, ma ha anche spalancato le porte a tutta una serie di nuove, pericolose vulnerabilità.

I dati fotografano chiaramente questa realtà. Nel 2025 il mercato della sicurezza informatica in Italia ha toccato la cifra di 2,78 miliardi di euro, mettendo a segno un balzo in avanti del 12% rispetto all’anno precedente. Numeri importanti, che dimostrano come la protezione dei dati sia diventata una priorità assoluta.

Gli attacchi informatici continuano a crescere

Questa pioggia di investimenti non è certo un caso. È la risposta diretta a un’emergenza reale che sta colpendo indistintamente qualunque settore.

Stando alle ultime indagini, ben il 34% delle aziende italiane ha dovuto fare i conti con un attacco informatico. Di queste, circa il 3% ha subito un blocco totale delle attività a causa della paralizzazione dei sistemi interni da parte di una rete criminale.

I manager, constatate le perdite, hanno deciso di correre ai ripari. Oggi il 57% delle organizzazioni ha già provveduto ad aggiornare i propri piani di reazione alle emergenze, introducendo linee guida molto più rigide per limitare i danni quando il software di turno finisce sotto scacco.

L’Intelligenza Artificiale sta cambiando la cybersecurity

In tutto questo, l’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando le regole del gioco nella cybersicurezza nazionale. E lo sta facendo muovendosi su entrambi i fronti.

Da un lato, l’IA è un alleato per i team di sicurezza: analizza volumi enormi di dati in tempo reale e scova i comportamenti anomali prima che la situazione sfugga di mano. Dall’altro, purtroppo, è diventata un’arma micidiale nelle mani dei cybercriminali, che la usano per lanciare attacchi automatizzati e creare malware sempre più sofisticati e difficili da intercettare.

Non stupisce, allora, che il 71% dei CISO (i direttori della sicurezza informatica) veda l’evoluzione dell’IA come un fattore che aumenterà drasticamente i rischi nei prossimi anni. C’è poi un problema più subdolo, legato alle abitudini quotidiane: spesso i dipendenti usano tool di IA gratuiti senza pensarci troppo, rischiando di dare in pasto alla rete dati aziendali riservati.

Le nuove normative accelerano gli investimenti

I pirati informatici non sono l’unico grattacapo per le aziende. Un forte input al cambiamento sta arrivando anche dai palazzi di Bruxelles.

Con il recepimento della Direttiva NIS2, molte realtà si sono trovate obbligate a rivoluzionare i propri protocolli di sicurezza per non incorrere in sanzioni. Questa spinta normativa ha cambiato anche la percezione del rischio ai piani alti: il 57% delle imprese dichiara che i vertici aziendali oggi partecipano attivamente alle decisioni sulla sicurezza, mentre più della metà del mercato è già al lavoro per allinearsi ai nuovi standard europei.

Dove vengono concentrati gli investimenti

Mettere in sicurezza un’infrastruttura digitale è un lavoro complesso. Non basta più comprare un buon antivirus.

Gran parte del budget aziendale viene ancora speso per blindare le reti e i server centrali. Negli ultimi tempi, però, è cresciuta l’attenzione verso gli endpoint, ovvero tutti quei dispositivi come smartphone e laptop che i dipendenti usano anche lavorando da casa.

Molte aziende scelgono la strada dell’esternalizzazione. Il motivo è puramente pratico: i professionisti della cybersecurity sono pochi, costano tanto e per una piccola o media impresa sarebbe impossibile (e insostenibile) creare un reparto difensivo interno. Per i CEO la priorità è una sola: fare vulnerability assessment continui e scovare i punti deboli della rete prima che lo faccia un hacker.

La cyber-resilienza resta una sfida

Spendere di più, però, non basta se manca una strategia di cyber-resilienza.

L’obiettivo moderno non è più essere infallibili ed evitare gli attacchi a tutti i costi, perché il rischio zero non esiste. La vera sfida è riuscire a incassare il colpo e continuare a lavorare anche mentre i tecnici stanno risolvendo l’emergenza. Le aziende più reattive ci riescono monitorando i sistemi h24, simulando finti attacchi per testare i dipendenti e usando algoritmi predittivi per anticipare le mosse dei criminali.

Cresce l’attenzione verso la sovranità digitale

Negli ultimi tempi è emerso anche un forte trend geopolitico nella scelta delle tecnologie.

Per il 73% delle grandi aziende italiane, la nazionalità del fornitore di software è diventata un criterio di selezione decisivo. C’è una netta preferenza per i partner europei o comunque appartenenti a paesi alleati: l’obiettivo è proteggere la catena di approvvigionamento digitale e ridurre la dipendenza tecnologica da mercati esteri potenzialmente instabili.

Perché investire nella cybersecurity conviene anche alle PMI

Gli hacker non colpiscono più solo i colossi multinazionali. Spesso, sono proprio le piccole e medie imprese a finire nel mirino, semplicemente perché sono le più vulnerabili.

Le conseguenze di un attacco a una PMI possono essere devastanti. Un banale ransomware può bloccare la produzione o la fatturazione per giorni, causando perdite economiche enormi e spese di ripristino impreviste, senza contare il danno reputazionale. Riconquistare la fiducia di un cliente storico dopo avergli perso i dati è una vera e propria impresa. Per questo è fondamentale la prevenzione.

Visto che, però, per un piccolo imprenditore assumere un esperto interno è un miraggio, la svolta si chiama Cybersecurity as a Service. Si tratta di un modello in abbonamento che permette di delegare la sicurezza a un team esterno pagando un canone mensile fisso. Poche spese, costi prevedibili e la certezza di avere uno scudo professionale sempre attivo.

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