Giovani: indagine Ipsos, in Italia pesa crisi economica e per 1 su 2 è emergenza salute mentale

2

Roma, 12 ott. (Adnkronos/Labitalia) – Come stanno affrontando le sfide del nostro tempo i giovani di oggi e quali sono le reali minacce percepite dalla società attorno alla loro crescita, all’istruzione e all’ingresso nel mondo del lavoro? Per rispondere a questi interrogativi, il Wellbeing Happiness Forum, nella sua seconda edizione, in programma il 21 e il 22 ottobre al Centro Congressi Stella Polare di Fiera Milano, presenta in esclusiva per l’Italia i risultati dell’Ipsos Education Monitor 2026, un’ampia indagine condotta su un campione di oltre 23.000 persone in 31 Paesi. Il report fornisce una fotografia complessa delle nuove generazioni, rivelando una marcata disuguaglianza nella fiducia verso il domani che separa le economie emergenti dal mondo occidentale e mostrando come la salute mentale sia diventata un’emergenza globale trasversale.
Nel contesto internazionale, la principale preoccupazione per il benessere dei ragazzi risulta di natura psicologica. Per il 33% degli intervistati nel mondo, i problemi di salute mentale come depressione e disturbi d’ansia costituiscono la sfida numero uno, superando la preoccupazione per la povertà e le disuguaglianze sociali, che si attestano al 23%. A livello globale, quasi una persona su due, pari al 48%, dichiara che i giovani del proprio Paese soffrono di scarso benessere psicologico, con picchi che raggiungono il 68% in Cile.
Questa combinazione tra incertezza economica, salari fermi e pressione inflazionistica genera nel nostro Paese un clima di sfiducia che incide direttamente sulle aspettative di mobilità dei giovani. Se nel mondo la quota di chi ritiene che le migliori opportunità di carriera si trovino all’estero si attesta al 62%, in Italia questo valore supera la media globale, posizionandosi al 79%, dopo Indonesia e Sud Africa. Nel contesto italiano, la percezione collettiva dell’espatrio non è più percepita come esperienza formativa o di arricchimento culturale ma una vera e propria necessità di carriera, per superare prospettive interne percepite come limitate.

Il rapporto degli italiani con il sistema universitario mostra dinamiche particolari rispetto ai trend internazionali. A livello globale, il percorso accademico mantiene un valore percepito positivo: il 53% della popolazione considera la laurea un investimento con un buon rapporto tra valore e costo, e il 49% consiglia a un giovane di andare all’università prima di iniziare a lavorare. In Italia, la percezione sul rapporto valore-costo risulta persino più favorevole rispetto alla media internazionale, raggiungendo il 65% di giudizi positivi (con un divario favorevole di 12 punti percentuali). Anche l’orientamento a raccomandare il percorso universitario prima dell’ingresso nel mercato del lavoro trova nel nostro Paese un consenso maggiore rispetto al dato globale, attestandosi al 56%. Alla base del dibattito resta tuttavia il tema del mismatch tra formazione e imprese, legato all’adeguatezza delle competenze realmente fornite dagli atenei e spendibili sul mercato.
“I risultati dell’Ipsos Education Monitor 2026 evidenziano una tensione crescente tra le aspettative delle nuove generazioni e la loro percezione delle opportunità realmente disponibili”, dichiara Nicola Neri, Ceo di Ipsos Doxa. “Il segnale più chiaro che emerge dalla ricerca – spiega – è la necessità di rafforzare il ponte tra formazione, lavoro e tutele sociali. I giovani continuano a credere nel valore dell’istruzione, ma sempre più spesso faticano a vedere una connessione concreta tra il percorso formativo, la possibilità di costruire una carriera soddisfacente e il raggiungimento di una stabile autonomia economica. Per rispondere a questa sfida è necessario un impegno condiviso da parte di istituzioni, sistema educativo e imprese, affinché il talento possa trovare reali occasioni di crescita. Solo così sarà possibile restituire fiducia nel futuro e creare le condizioni per trattenere competenze ed energie fondamentali per lo sviluppo del Paese”.
Sul fronte tecnologico, l’opinione pubblica italiana e globale mostra una maturità inattesa, distinguendo nettamente la fruizione passiva dei social media dall’uso didattico dell’Intelligenza Artificiale. Per quanto riguarda i social network, si registra una richiesta corale di protezione: il 73% del campione globale, 81% in Italia, si dice favorevole a vietare l’uso dei social ai minori di 14 anni, sia a scuola sia nel tempo libero, in un crescendo di consensi che vede la maggioranza assoluta dei cittadini a favore del divieto in ben 30 dei 31 Paesi analizzati. Questa posizione nasce dalla diffusa percezione che gli ambienti digitali non siano luoghi sicuri per i minori.

Per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale in ambito educativo-scolastico, il 39% della popolazione globale ne chiede il blocco totale dalle aule, in Italia si arriva al 45%. Nelle economie asiatiche come Indonesia, Malaysia e Singapore si registra una forte apertura all’Ia per sviluppare competenze digitali e personalizzare l’apprendimento, evidenziando come l’intento collettivo non sia quello di rifiutare la tecnologia, ma di volere una gestione governata e orientata alla crescita dei ragazzi.
“I risultati dell’Ipsos Education Monitor 2026 – afferma Kevin Giorgis, presidente Efi – Ecosistema Formazione Italia – impongono una profonda riflessione sul concetto stesso di progresso e sviluppo della nostra società. I dati evidenziano chiaramente come non sia più sufficiente misurare il benessere di una nazione unicamente attraverso gli indicatori macroeconomici storici. Se quasi la metà della popolazione globale e una quota consistente di cittadini italiani percepiscono i ragazzi come psicologicamente vulnerabili e soffocati dall’ansia per il futuro, significa che il patto generazionale va interamente riscritto”.
“Serve una governance responsabile per proteggere i minori dai rischi della sovraesposizione ai social media, ma occorre anche dotarli di strumenti tecnologici innovativi, di una formazione allineata al mercato e di prospettive economiche concrete. Il Wellbeing Happiness Forum si pone al centro di questa missione, unendo dati, istituzioni e strategie per restituire fiducia, salute mentale e opportunità alle prossime generazioni”, conclude.

articolo precedenteAgroalimentare, Ferrero riapre le candidature per la scuola tecnica dedica al nocciolo
prossimo articoloLavoro: nasce Registro professionale dei professionisti hr