“Dissesto Benevento: i conti parlano e le domande sorgono spontanee: 42,6 milioni di euro, altri 6 milioni della gestione vincolata, questo è il saldo positivo con cui l’OSL chiude i conti del dissesto dichiarato nel gennaio 2017”. Numeri che parlano da soli e che spingono a chiedersi se nel 2017 davvero sussistessero i presupposti per quella dichiarazione. E’ il dubbio espresso da Nicola Boccalone, presidente di “Benevento Domani” ed ex assessore alle Finanze. “Ad una massa attiva di 66 milioni e mezzo di euro, si contrappone una massa passiva ammissibile di 23,9 milioni, con svincolo per l’Ente ad assumere alcun impegno finanziario per chiudere la procedura. Il che porta dritti alla domanda di fondo: nel 2017 il Comune era davvero incapace di garantire funzioni e servizi essenziali, oppure semplicemente non riusciva a far quadrare il bilancio e a onorare i debiti? Sono questi, in fondo, i due presupposti che la legge richiede per dichiarare il dissesto”. Messi in prima fila gli effetti concreti di quella stagione, vediamo: un decennio di tasse locali spinte al massimo consentito, a carico di famiglie e imprese, per la qualità dei servizi basta guardarsi intorno: Benevento resta stabilmente nelle retrovie delle classifiche sulla qualità della vita e tra le province meno visitate d’Italia, mentre le aree industriali attendono ancora una programmazione seria. Su questo tema, ricorda Boccalone, il richiamo è ad uno strumento preciso: il Piano Urbanistico Comunale, ancora atteso, come Godot. Il PUC è la vera costituzione socio-economica di un territorio, lo strumento che dovrebbe guidarne lo sviluppo organico. In sua assenza, si naviga a vista, senza una visione. “Nel frattempo, pare che anche Mimmo Paladino abbia fatto un passo indietro rispetto all’opera d’arte prevista nel progetto di riqualificazione della stazione di Benevento”.
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