“La sera del 16 Luglio, la mia vita è cambiata in pochi secondi. Mentre eravamo a casa, la mia compagna si è accorta che la nostra piccola D., di appena sei settimane, non riusciva a respirare. Era cianotica, gonfia in viso, con l’addome duro. È stato il momento più terrificante della nostra vita”.
Inizia così la lettera aperta di un cittadino che ha voluto raccontare la tragica esperienza vissuta nella piscina di proprietà e di come le preziose nozioni salvavita, in particolare di disostruzione, apprese nel contesto di uno specifico corso abbiano fatto la differenza rispetto ad un esito infausto.
“Mentre la mia compagna – spiega ancora – presa dal panico e dal terrore di perdere la bambina, correva in strada chiedendo aiuto, io sono rimasto con D. tra le braccia. È in quel momento che è accaduto qualcosa che ancora oggi stento a spiegare. Nonostante avessi seguito un corso di primo soccorso presso la Misericordia di Montesarchio nell’agosto 2023 e avessi la sensazione di aver dimenticato tutto, la memoria del corpo ha preso il sopravvento. Mi sono rivisto in quell’aula, a esercitarmi su un manichino. Senza pensare, ho iniziato le manovre di disostruzione delle vie aeree, alternando i colpi tra schiena e addome.
Fuori, la mia compagna era sorretta da una nostra cara vicina, che non l’ha lasciata un solo istante, cercando di darle conforto in quegli attimi interminabili e devastanti. Poco dopo, altri vicini sono accorsi nel salone di casa, richiamati dalle grida; mi hanno trovato nel mezzo della manovra e, con grande spirito di solidarietà, sono stati pronti e vogliosi di aiutarmi in ogni modo. A tutti loro va il mio immenso ringraziamento per la vicinanza e per il cuore grande che hanno dimostrato nel momento più buio. Ho continuato a manovrare, senza badare a nient’altro, finché finalmente ho sentito il pianto di D. In quell’istante, ho capito che non ero solo: mi sono sentito uno strumento nelle mani di Dio.
Oggi D. è sotto controllo in ospedale, come previsto dal protocollo, e sta bene. Scrivo queste parole perché sento di dover ringraziare la Misericordia di Montesarchio per avermi dato, tempo fa, le competenze che hanno salvato la vita di mia figlia.
Voglio lanciare un appello a tutti: non dite “a me non succederà”. I corsi di primo soccorso non sono un semplice pezzo di carta; sono un atto di amore estremo. Quel corso di cui pensavo di non ricordare più nulla mi ha permesso di salvare la cosa più preziosa che ho al mondo.
Vi prego, non rimandate. Informatevi, iscrivetevi e imparate queste manovre. Potreste essere proprio voi a fare la differenza tra il dolore e la vita”.

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