Caldo il killer silenzioso che minaccia la vita dei lavoratori: i dati e cosa fare

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Roma, 15 giu.(Labitalia) – Il caldo è un killer silenzioso che minaccia la salute e la vita di un numero crescente di lavoratrici e lavoratori in tutto il mondo. A certificarlo il nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), ‘Alte temperature sul lavoro: implicazioni per la salute e sicurezza’, che ha potuto visionare Adnkronos/Labitalia e che evidenzia il numero sempre crescente di lavoratrici e lavoratori nel mondo che sono esposti allo stress termico. I nuovi dati rivelano che i rischi aumentano nelle regioni che non erano finora esposte al caldo estremo, mentre nei climi già caldi, le condizioni di lavoro diventano sempre più pericolose. Lo stress termico può causare malattie, come l’esaurimento da calore o il colpo di calore, e provocare persino la morte. Nel lungo periodo, le lavoratrici e i lavoratori contraggono malattie croniche gravi e debilitanti, che colpiscono il sistema cardiovascolare e respiratorio, così come i reni.
Nel complesso, il rapporto indica che in Africa, negli Stati arabi e in Asia e nel Pacifico, le lavoratrici e i lavoratori sono sempre più esposti al caldo eccessivo. In Africa, la percentuale dei lavoratori colpiti da questo fenomeno è del 92,9%, negli Stati arabi è l’83,6%, mentre in Asia e nel Pacifico la percentuale è del 74,7% del complesso delle lavoratrici e lavoratori. Secondo gli ultimi dati disponibili che risalgono al 2020, le percentuali in queste regioni superano il tasso medio globale del 71%. Il rapporto osserva un rapido cambiamento delle condizioni di lavoro anche in Europa e in Asia centrale. Dal 2000 al 2020 questa regione ha registrato il più forte aumento del 17,3% della proporzione di lavoratrici e lavoratori colpiti dal caldo eccessivo: un incremento quasi doppio rispetto a quello medio globale.
Nel ventennio analizzato dal rapporto, le Americhe e l’Europa e l’Asia centrale registrano l’aumento più significativo degli infortuni sul lavoro dovuti allo stress termico, rispettivamente del 33,3 e del 16,4%. Il rapporto nota che il maggiore incremento in queste regioni è probabilmente dovuto all’aumento di temperature in contesti nei quali le persone non sono abituate. Il rapporto stima che 4.200 lavoratrici e lavoratori in tutto il mondo hanno perso la vita a causa delle ondate di calore nel 2020. Nel complesso, 231 milioni di lavoratrici e lavoratori sono stati esposti alle ondate di calore nel 2020, registrando un incremento del 66 per cento rispetto al 2000. Il rapporto segnala che nove casi su dieci di esposizione al caldo eccessivo e l’80% degli infortuni sul lavoro causati dal caldo eccessivo si verificano in periodi nei quali non vi sono ondate di calore.
“Mentre il mondo continua a lottare contro l’aumento delle temperature, è necessario proteggere le lavoratici e i lavoratori dallo stress termico durante tutto l’arco dell’anno. Il caldo eccessivo sta ponendo delle sfide senza precedenti e di portata mondiale per le lavoratrici e i lavoratori durante tutto l’arco dell’anno e non solo durante i periodi di intense ondate di calore”, afferma Gilbert F. Houngbo, direttore generale dell’Oil.
L’accelerazione della crisi legata allo stress termico che si estende a tutte le regioni del mondo richiede un’azione di rafforzamento delle misure di salute e sicurezza sul lavoro per la prevenzione degli infortuni sul lavoro legati al caldo eccessivo. Lo evidenzia che un miglioramento di queste misure potrebbe produrre un risparmio di oltre 361 miliardi di dollari su scala mondiale. Questo risparmio si estrinseca in una diminuzione del reddito perduto e delle spese mediche. Le stime dell’Oil mostrano che le economie a basso e medio reddito sono le più colpite dal caldo eccessivo, con costi degli infortuni sul lavoro che possono raggiungere circa l’1,5% del Prodotto interno lordo.
“E’ una questione di diritti umani, una questione di diritti del lavoro e una questione economica. Sono le economie a reddito medio a sopportare il peso maggiore. Abbiamo bisogno di piani d’azione contro il caldo da implementare durante tutto l’arco dell’anno, di una legislazione per proteggere le lavoratrici e i lavoratori e di una collaborazione maggiore a livello globale tra esperti, al fine di armonizzare i sistemi di valutazione dello stress termico e definire gli interventi nell’ambito del lavoro”, aggiunge Houngbo.
“L’impatto del caldo sulle lavoratrici e lavoratori diventa sempre più una questione globale che richiama all’azione. Se c’è una cosa che unisce il nostro mondo diviso, è che tutti patiamo sempre più il caldo. La terra sta diventando sempre più calda e pericolosa per tutti. Dobbiamo affrontare la sfida dell’aumento delle temperature e garantire alle lavoratrici e ai lavoratori una protezione fondata sui diritti umani che sia più forte e efficace”, spiega il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.
Il rapporto dell’Oil esamina la legislazione nazionale di 21 paesi per individuare le caratteristiche comuni che possono guidare la definizione di piani efficaci per la sicurezza termica nei luoghi di lavoro. Il rapporto descrive anche i concetti chiave di un sistema di gestione della salute e sicurezza per proteggere le persone da malattie e infortuni legati al calore.

Africa
In Africa l’esposizione al caldo eccessivo sul lavoro è superiore alla media globale e colpisce il 92,9% dei lavoratori. La regione ha la più alta percentuale di infortuni sul lavoro attribuibili al caldo eccessivo, pari al 7,2% di tutti gli infortuni sul lavoro.
Americhe
La regione delle Americhe registra l’aumento più rapido dal 2000 della percentuale di infortuni sul lavoro legati al calore, pari al 33,3%. Le Americhe hanno anche una percentuale significativamente elevata di infortuni sul lavoro dovuti al caldo eccessivo, pari al 6,7%.
Stati arabi
Negli Stati arabi l’esposizione al caldo eccessivo sul luogo di lavoro è superiore alla media globale, colpendo l’83,6% dei lavoratori.
Asia e Pacifico
In Asia e nel Pacifico l’esposizione al caldo eccessivo sul luogo di lavoro è superiore alla media globale, colpendo il 74,7% dei lavoratori.
Europa e Asia centrale
L’Europa e l’Asia centrale hanno sperimentato l’aumento maggiore dell’esposizione al caldo eccessivo, pari al 17,3% tra il 2000 e il 2020, quasi il doppio del tasso medio globale dell’8,8%. La regione ha anche registrato un incremento notevole della percentuale di infortuni sul lavoro legati al calore pari al 16,4% rispetto al 2000.

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