Lorenzin (Pd): “Chiediamo un Piano europeo per le demenze”

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Roma, 10 giu. (Adnkronos Salute) – “Quello che stiamo chiedendo in quasi tutti i Paesi europei è l’adozione di un Piano europeo per le demenze e per l’Alzheimer, sulla scia di quanto già realizzato per la lotta contro il cancro e le malattie cardiovascolari. Questo significherebbe avere una linea d’azione condivisa con regole omogenee in tutta Europa, garantendo i finanziamenti necessari per sostenere la prevenzione, la diagnosi precoce, l’uso dei biomarcatori e tutto ciò che serve per l’erogazione di nuovi farmaci e per le terapie non farmacologiche”. Lo ha detto Beatrice Lorenzin, membro della Commissione Bilancio del Senato, partecipando all’evento ‘MindShift – A cross-country mission to reshape Alzheimer’s Care’, in corso a Roma. Un’iniziativa internazionale che ha riunito esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi per accelerare la trasformazione della cura dell’Alzheimer.
Lorenzin si sofferma poi sull’importanza della misurazione degli outcome. “E’ necessario che la spesa venga monitorata a livello regionale e che ne siano rendicontati i risultati – ha affermato la senatrice del Pd – Credo sia un obiettivo imprescindibile per tutti noi. Ricordiamoci che l’Italia è il Paese più vecchio d’Europa e il secondo al mondo dopo il Giappone. Più in generale, l’Europa è un continente che invecchia e che necessita di strumenti per affrontare l’invecchiamento attivo in modo positivo, oltre che per prendersi cura dei milioni di persone che saranno affette da demenza”. Dunque, “l’impegno a livello internazionale deve concentrarsi assolutamente su questo piano europeo, tenendo conto anche di nuovi modelli regolatori per garantire la sostenibilità dei nuovi farmaci. Sotto questo aspetto – ha continuato – credo che il nostro Paese debba attuare una politica di rimborsabilità efficace. Indipendentemente dal modello che decideremo di adottare”.
Seppure non esista ancora una cura definitiva per l’Alzheimer, oggi sono disponibili nuove terapie che, intervenendo sui meccanismi biologici della patologia, consentono di rallentarne la progressione e ritardare il declino cognitivo, soprattutto se somministrate nelle fasi iniziali. Si tratta però di “terapie rivolte a una specifica fascia di popolazione, che deve essere diagnosticata precocemente e necessita di biomarcatori per monitorare l’efficacia del trattamento”, ha chiarito Lorenzin. “Per quanto riguarda la sostenibilità economica, il nostro sistema regolatorio offre gli strumenti per gestirla – ha sottolineato – Dobbiamo evitare di perdere questo treno, quello della ricerca e dell’avanzamento scientifico, anche perché, più di altri, siamo di fronte alla prospettiva di milioni di cittadini potenzialmente affetti da demenza”. Se “da un lato dobbiamo lavorare sulla non autosufficienza sul piano sociale e socio-sanitario – ha evidenziato l’ex ministro della Salute – dall’altro non possiamo restare ai margini delle scoperte scientifiche. Dobbiamo essere capaci di restare al passo, come abbiamo dimostrato di saper fare negli ultimi anni”, ha avvertito. “Il tema dell’invecchiamento della popolazione e la necessità di riorganizzare il sistema – ha concluso Lorenzin – devono entrare a pieno titolo nelle politiche italiane, non solo sanitarie, ma anche sociali, ambientali, urbane e dei trasporti. Significa adattare le nostre città a popolazioni più anziane, che hanno esigenze diverse. Non significa considerare tutti come ‘malati’, ma semplicemente riconoscere l’evoluzione demografica e calibrare di conseguenza le nostre politiche attive, che oggi risultano ancora troppo riduttive, parziali e frammentate”.

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