Truppe russe al confine con la Nato, l’allarme danese: “Rischio guerra nei prossimi tre anni”

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(Adnkronos) – La Russia non si starebbe preparando soltanto a sostenere la guerra in Ucraina. Secondo una lunga inchiesta della tv pubblica danese DR, realizzata insieme alle omologhe svedese Svt, norvegese Nrk e al media estone Delfi, Mosca starebbe riorganizzando in profondità il proprio dispositivo militare lungo il confine con l’Europa settentrionale, dall’Artico al Baltico, in vista di un possibile confronto di larga scala con la Nato.
È questa la sostanza più rilevante del lavoro giornalistico intitolato “Krigsplan Europa”, “Piano di guerra Europa”: nuove basi, ampliamento di strutture esistenti, ricostituzione di grandi unità militari, aumento della capacità logistica e trasformazione delle forze russe da brigate a divisioni. Non un semplice rafforzamento difensivo, ma una riorganizzazione pensata per sostenere operazioni prolungate e ad alta intensità.
Il punto più delicato riguarda i tempi. Le fonti consultate da DR indicano nei prossimi uno-tre anni la fase potenzialmente più pericolosa per l’Europa, soprattutto nel periodo immediatamente successivo a un’eventuale fine dei combattimenti in Ucraina. In quello scenario, Mosca potrebbe disporre di un esercito temprato dal conflitto, di un’economia già convertita alla produzione bellica e di una capacità di mobilitazione più rapida rispetto al ritmo con cui i Paesi europei stanno ricostruendo le proprie difese.
L’inchiesta di DR nasce da un lavoro durato oltre un anno e mezzo e si fonda su oltre 25 colloqui approfonditi con capi dei servizi di intelligence nordici, generali, ufficiali di alto rango della Nato e fonti con accesso diretto a informazioni classificate sull’attività militare russa.
A questa base testimoniale si aggiungono immagini satellitari inedite, analizzate da Marko Eklund, ex ufficiale dell’intelligence militare finlandese, documenti riservati della Nato relativi a scenari di guerra e le valutazioni di minaccia pubblicate negli ultimi anni da sette agenzie di intelligence della regione.
La conclusione che emerge è netta: la Russia sta rafforzando l’intero arco di confine con la Nato nel Nord Europa, dalla Norvegia e dalla Finlandia fino alla Lituania. L’allargamento dell’Alleanza a Finlandia e Svezia ha trasformato quell’area in uno dei fronti più sensibili della sicurezza europea. Mosca, secondo l’inchiesta, sta rispondendo con una riorganizzazione militare strutturale.
Il passaggio più significativo non riguarda soltanto il numero dei soldati, ma il tipo di forze schierate. Mosca starebbe trasformando unità organizzate in brigate, composte indicativamente da circa 4.000 uomini, in divisioni, che possono arrivare a circa 10.000 soldati ciascuna.
La differenza è sostanziale. Le brigate sono più leggere e flessibili. Le divisioni, invece, sono pensate per operazioni di combattimento di maggiore durata, con artiglieria, logistica, supporto pesante e capacità di condurre una guerra convenzionale su vasta scala. È per questo che gli esperti consultati dall’inchiesta leggono il cambiamento come un segnale politico e militare: non si tratta di un dispositivo di frontiera o di una misura simbolica, ma di un assetto compatibile con scenari di guerra ad alta intensità.

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