È scomparsa esattamente trent’anni fa, Leonor Fini, il 18 gennaio del 1996. Aveva quasi novant’anni (era nata nel 1907) e morì a Parigi, in quella che fu la sua città d’elezione e dove trascorse buona parte della sua vita. Artista originale e fuori dagli schemi, in genere la sua arte viene collocata nell’ambito del movimento surrealista, movimento che nacque proprio a Parigi, grazie ad André Breton, nel 1924.
Il Surrealismo è un superamento della realtà, vista con i soli occhi della razionalità, per arrivare a una concezione della vita più fantasiosa dove entrano in gioco anche elementi illogici e onirici. Tra gli artisti più famosi, e che incarnano in pieno questa visione estetica, troviamo Salvador Dalì o René Magritte. Ma la schiera dei surrealisti è quanto mai ampia e variegata, e in essa troviamo anche la nostra Leonor.
In una dimensione in cui arte e vita tendono sempre più a sovrapporsi, Leonor Fini non fu solo pittrice o illustratrice, ma anche costumista e scenografa. La sua arte prediletta era quella del travestimento, nella quale esplicava efficacemente la sua predilezione per temi quali l’ibrido o la duplicità, nella quale confondere e sovrapporre non solo il dualismo maschio/femmina, ma anche quello con il mondo animale o con il mondo del mito.
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