La sconfitta è evidente. Il Pd non può negarla. E nessuno dei due vertici, il segretario e la presidente, peraltro i due candidati, si azzarda a dire il contrario o a minimizzarla. Anche se, rispetto alle regionali precedenti, la flessione è meno di un punto percentuale, per l’esattezza 0,97. Ma, in rapporto alla consultazione più prossima, le europee la forbice si allarga, con un calo del 2,75. Le urne aperte lunedì pomeriggio hanno segnato, quindi, un’inversione di tendenza, poiché i dem erano cresciuti già alle politiche di tre anni fa. Ma pur con un regresso contenuto, “la batosta – ammettono Cacciano e Rosa Razzano – sta nel non essere riusciti ad eleggere un rappresentante nel consiglio regionale”.
Per riuscirci il Pd doveva essere primo, si è piazzato quarto. Queste le motivazioni prioritarie a parere del segretario.
Il Pd, così come tutte le altre liste dello schieramento, è in un contesto provinciale che ha regalato al campo largo una percentuale di parecchi punti inferiore rispetto a quella che ha portato Fico alla presidenza, nel Sannio il 52% contro oltre il 60% della media regionale.

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