Di Stasio e i suoi viandanti

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Credo che siano passati alcuni anni da quando presso il Centro Art’s Events di Torrecuso nel 1997 ho incontrato per la prima volta Stefano Di Stasio, artista ormai non più giovane, nato a Napoli nel 1948. Cresciuto in una famiglia di musicisti, Stefano preferisce fin da piccolo la pittura. Alla fine degli anni Settanta, giunto a Roma, sperimenta nella galleria autogestita ‘La stanza’ il superamento dei confini bidimensionali della tela e con le sue istallazioni si fa notare, diventando esponente di spicco dell’anacronismo, movimento artistico teorizzato da Maurizio Calvesi negli anni Ottanta. Il movimento si esprime in particolare attraverso un ritorno alla pittura tradizionale in contrasto con le tendenze concettuali dell’epoca. Di Stasio è artista per certi versi istintivo: trasporta sulla tela le immagini che si affacciano nella propria mente, senza alcuna mediazione della ragione o rapporto con la realtà, ma è anche artista colto, infatti, nei suoi dipinti le immagini, simboliche e metastoriche, attestano l’amore viscerale per la tecnica pittorica, espressione artistica del proprio sentire e della straordinaria potenza evocativa. “La pittura – scrive lo stesso Di Stasio nel 1980 – deve ri-favoleggiare un altrove”.

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