Roma, 4 nov. (Adnkronos/Labitalia) – “Al di là di chi ha vinto, l’andamento dell’export italiano verso gli Usa continuerà a rimanere solido, come dimostrano i dati di questi primi mesi del 2026 in cui le esportazioni hanno recuperato quanto perso nel 2025: dopo una flessione del 2% registrata lo scorso anno, nei primi mesi del 2026 abbiamo assistito a un recupero del 3%”. Ad affermarlo, ad Adnkronos/Labitalia, Lucio Miranda, presidente di ExportUsa, società di consulenza che supporta le aziende italiane nell’internazionalizzazione verso gli Stati Uniti. “La questione dei dazi – aggiunge Lucio Miranda – si è ormai stabilizzata e consolidata, per cui non ci attendiamo sorprese negative su questo fronte. Al contrario, vi sono ottime ragioni per essere ottimisti: il piano di investimenti da 3.500 miliardi di dollari programmato negli Stati Uniti per l’intelligenza artificiale e l’ammodernamento delle infrastrutture (una cifra superiore all’intero Pil italiano) genererà inevitabilmente un consistente flusso di importazioni, trainando anche la domanda di prodotti dall’Italia”.
C’è tuttavia un nodo cruciale da non sottovalutare. “Una delle riforme che cambierà radicalmente il commercio con gli Usa – ricorda – è quella relativa alla figura dello Ior (Importer of Record), ovvero l’importatore. Lo Ior è la figura responsabile per l’importazione dei prodotti nel mercato statunitense: calcolo e pagamento dazi, messa a norma, del prodotto e rispetto delle normative Usa sul commercio internazionale. Finora molte aziende italiane hanno operato a distanza, esportando negli Usa senza avere una propria filiale in America. Ora Washington chiede chiarezza nell’identificazione precisa e completa della parte esportatrice e della filiera di approvvigionamento, pena il blocco delle merci in dogana”.
“Il messaggio per il nostro Made in Italy – conclude Lucio Miranda – è inequivocabile: per continuare a vendere con successo negli Stati Uniti sarà indispensabile dotarsi di una presenza reale, trasparente e strutturata sul mercato americano, prima fra tutte la costituzione di una propria filiale che possa agire da importatore per il mercato americano”.




