Turismo: Dubrovnik dice addio all’overtourism, è un modello vincente di sostenibilità

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Roma, 16 ott. (Adnkronos/Labitalia) – Gestire il numero di turisti introducendo soluzioni smart, abbracciando la digitalizzazione e impegnandosi per la sostenibilità, ma soprattutto contemperando i desideri dei visitatori con la qualità della vita dei residenti. In una parola: turismo sostenibile. E’ il ‘modello Dubrovnik’, un approccio integrato basato sui dati, sul coinvolgimento efficiente della comunità locale e sulla pianificazione di lungo periodo che consente la gestione intelligente dei flussi turistici. Un modello considerato vitale per il futuro del turismo europeo, tanto da aver valso alla ‘perla dell’Adriatico’ il titolo di ‘Green Pioneer of Smart Tourism’ per il 2026.
Un riconoscimento conferito dalla Commissione europea alle destinazioni ‘vincenti’ nella via verso il turismo sostenibile e intelligente, che riconosce il lavoro fatto dall’amministrazione di Dubrovnik sul piano della sostenibilità, dell’innovazione digitale, dell’accessibilità e della conservazione del patrimonio culturale. Un modello nel destination management che segna una svolta per una meta presa tutti i giorni ‘d’assalto’ da masse di visitatori cui si uniscono i crocieristi che sbarcano dalle navi che fanno tappa in questo angolo a sud della Croazia, sulla via del Mediterraneo, dalla storia gloriosa di Repubblica marinara.
Tutti si riversano nel centro storico, un affascinante labirinto di stradine, piazzette, scalinate, cinte dalle possenti mura, che è patrimonio Unesco sin dal 1979 e che rischiava di ‘scoppiare’ di gente. Persino l’ampia via principale, la Placa, chiamata comunemente Stradun, che nel pomeriggio diventa un vero e proprio ‘salotto’, con il passeggio anche dei residenti e i tavoli all’aperto dei bar, sembra a volte non farcela a contenere tutti. Gruppi di turisti, ciascuno con la propria guida (quasi 200 quelle accreditate in città), che si fermano ad ammirare gli incantevoli monumenti che si aprono sulla piazza principale, la Luža (Loggia), tra la Torre dell’orologio e la colonna di Orlando simbolo di libertà, i palazzi di impronta veneziana, come quello dei Rettori, la Cattedrale con il suo Tesoro e la Chiesa del venerato patrono San Biagio.

Dopo gli anni bui della guerra per l’indipendenza della Croazia, tra il 1991 e il 1995, seguita allo sfaldamento della ex Jugoslavia, che ha colpito duramente in questa parte più isolata del paese causando danni enormi al patrimonio architettonico dell’antica Ragusa, la città, dopo una resistenza eroica, si è risollevata. Il centro – che nella sua secolare storia aveva già conosciuto la devastazione del terremoto nel 1667, cui seguì la ricostruzione secondo i canoni dello stile barocco – è stato restaurato quasi interamente, pur conservando a futura memoria i segni di quegli attacchi scellerati.
Come nel Monastero Francescano, dove si trova la farmacia più antica del paese, che conserva all’interno tracce visibili dei bombardamenti subiti nell’assedio del dicembre 1991. O la casa-atelier del pittore Ivo Grbić, bruciata durante i bombardamenti e diventata un memoriale visivo, con le immagini esposte sulla facciata ricostruita. C’è poi la galleria War Photo Limited, dedicata al fotogiornalismo di guerra, la Stanza della memoria, al piano terra del Palazzo Sponza, ex sede della Dogana, una sala commemorativa che raccoglie i ritratti di coloro che morirono difendendo la città, e un Museo della Guerra d’Indipendenza nella Fortezza Imperiale sul Monte Srđ, raggiungibile con la funivia, che fu fatto costruire all’epoca dell’invasione napoleonica che pose fine ai 450 anni di indipendenza dell’antica Ragusa.
Oggi Dubrovnik è la metà più visitata della Croazia, resa ancor più popolare per essere stata set della famosa serie ‘Il Trono di Spade’. Una destinazione internazionale facilmente raggiungibile grazie alla presenza dell’aeroporto che offre collegamenti con gran parte dell’Europa (voli diretti con diverse città italiane) e anche con gli Stati Uniti, che infatti rappresentano il secondo mercato dopo il Regno Unito per l’incoming. Nel 2025 il numero totale di pernottamenti – a fronte di una popolazione di 41mila abitanti – è stato di quasi 4,3 milioni e nella prima metà di quest’anno sono già stati superati i 2 milioni, tornando ai livelli pre-Covid. Città d’arte, località balneare e tappa per crociere, che sostano nel grande porto che si trova insieme ai principali alberghi nel quartiere nuovo, a Dubrovnik l’overtourism è una minaccia tangibile. Una sfida che l’amministrazione locale è riuscita ad affrontare con successo negli ultimi anni.

“Credo che tra i progetti che abbiamo portato avanti sin dal 2017 – afferma il sindaco di Dubrovnik, Mato Franković – ‘Respect the city’ sia quello chiave, che ha riportato Dubrovnik alla normalità rispetto al problema dell’overtourism. Prima del 2017 abbiamo sofferto molto come città, avevamo tanti problemi con una massa di turisti presenti nello stesso momento nel centro storico. Quindi, qualcosa andava fatto. Così, attraverso questo progetto, ‘Respect the city’, e degli strumenti smart, abbiamo dimostrato che è possibile gestire il turismo nelle città storiche. Non è facile e non c’è un modello che si possa applicare a tutti, perché ogni città è differente e ogni modello deve essere ‘tailor made’. Abbiamo implementato in particolare due strumenti ‘smart’, con una migliore organizzazione rispetto agli arrivi delle navi da crociere e ai visitatori giornalieri. E alla fine Dubrovnik ha avuto successo nel risultato”.
I cartelloni ‘Respect the city’ campeggiano sulle monumentali porte di accesso alla città vecchia, Porta Pile e Porta Ploče, e per varcarle si seguono le frecce che ordinano i flussi in entrata e in uscita. “Il dato interessante è che se si confronta il numero dei visitatori di oggi con quello del 2017 – riferisce il sindaco – si nota che oggi abbiamo un 35% di turisti in più. Ma ora il numero è distribuito nell’arco della giornata, della settimana, del mese e anche dell’anno. E questo è un punto cruciale: nonostante l’aumento del numero dei turisti, non abbiamo avuto problemi, anzi abbiamo persino avuto una maggiore capacità nell’accoglienza in termini di letti e di posti a sedere”.
“E il successo del nostro modello – assicura – non è semplicemente una storia che si racconta, abbiamo dati scientifici: tutti gli ingressi nella città vecchia sono conteggiati da contatori di persone, tutti i punti sono aperti a tutti e così si possono vedere quante persone sono all’interno del centro storico. Allo stesso tempo, con l’Università di Dubrovnik abbiamo elaborato un documento che abbiamo chiamato ‘Carrying capacity’, che mostra come il numero massimo che consente di godersi la visita è circa di 11.000 persone e quest’anno non abbiamo superato i 10.700 e solo in un paio di giorni. Quindi questo ci consente di verificare, è una prova, che tutte le misure che abbiamo implementato sono state misure di successo”.

Il progetto ‘Respect the city’ mira a mitigare gli effetti dell’overtourism in stretta cooperazione con la comunità locale. “Ci sono anche misure che possono sembrare pesanti – ammette Franković – e, del resto, ogni volta che metti in atto qualcosa la gente all’inizio è molto contraria. Ma avevamo chiaro l’obiettivo, quindi quando abbiamo tagliato il numero di tavoli e sedie nel cuore del centro storico del 30% sapevamo che in realtà stavamo aprendo uno spazio extra all’interno della città vecchia, ma sicuramente i proprietari di bar e ristoranti non ne erano molto felici. Ora, invece, hanno capito che a volte ‘less is more’, perché le persone stanno godendo di più della città, si trattengono più a lungo nei bar o ristoranti e spendono anche di più, quindi alla fine ci sono molti più posti di quelli che si sono visti tagliare all’inizio. Allo stesso modo, per ogni altra misura abbiamo avuto quelli che erano contrari ma che alla fine in realtà ne riconoscono il successo”.
Uno degli strumenti chiave nella gestione dell’overtourism è il Dubrovnik Pass, che dà accesso alle principali attrazioni e al trasporto pubblico e al tempo stesso consente di monitorare i flussi in tempo reale. E’ anche un’importante fonte di entrate per l’amministrazione comunale, da redistribuire in investimenti in infrastrutture e conservazione del patrimonio culturale. Lo scorso anno ne sono stati venduti 486.550, il 25% in più rispetto all’anno precedente, con un incasso che ha superato i 20 milioni di euro. Nel 2026 il dato continua a crescere con 389.752 pass venduti a fine agosto, mese che da solo ha visto un aumento del 15% rispetto ad agosto 2025 (+16,5% da inizio anno, per oltre 16 milioni di euro di entrate).
“Ora siamo nella fase finale del Dubrovnik Pass, che è la card culturale più venduta in Europa, un unico biglietto – spiega il sindaco – a un prezzo conveniente e digitalizzato con un QR Code: al prezzo di un ingresso alle mura si ottiene l’ingresso anche alle altre attrazioni, più tre corse in bus. Dall’anno prossimo diventerà obbligatorio per coloro che lo acquistano prenotare un turno quando devono visitare le varie attrazioni incluse. Così vogliamo fare un ulteriore passo nel rendere pienamente sostenibile ogni attrazione, dalle mura cittadine ai musei, controllando e contando gli ingressi. A beneficio anche dei visitatori, perché quando qualcuno compra un biglietto si aspetta di non fare la fila, di non trovarsi con centinaia di persone intorno, vuole godersi la visita, fare foto, fare l’esperienza e questo è quello che vogliamo offrire come servizio extra per il futuro”.

C’è poi il capitolo della mobilità e degli spazi pubblici. “Anche qui – sottolinea Franković – abbiamo implementato alcune misure. Innanzitutto il car sharing, che abbiamo trovato molto interessante. Abbiamo visto che a Lubiana funzionava e abbiamo avviato la stessa cosa: la possibilità di prendere un’auto elettrica dall’altra parte di Dubrovnik e recarsi nel centro storico e parcheggiare in spazi riservati e sempre a disposizione. Questo è stato molto positivo, specialmente per gli abitanti di Dubrovnik, e non troppo costoso”.
“La seconda cosa che abbiamo implementato – prosegue – è stata una zona a traffico limitato attorno alla città vecchia, per far fronte al traffico pesante che c’è soprattutto per i taxi che girano attorno alle mura. Basti pensare che a un certo punto avevamo raggiunto il numero di novemila tassisti, una follia che impediva alla gente di vivere normalmente, con attese anche di 45 minuti per avvicinarsi alla città vecchia o solo per guidare attorno alle mura. Quindi era dura vivere in quest’area; per questo abbiamo introdotto, peraltro per primi in Croazia, una zona a traffico limitato che agevola i cittadini di Dubrovnik, in particolare chi vive attorno alle mura ma anche chi normalmente arriva e riparte a fine giornata, e che devono avere la priorità”.
“Una volta che completeremo questa fase, andremo avanti – annuncia il sindaco – con il sistema Park&Ride. Dubrovnik è una città piccola e stretta, con un’unica strada di grande scorrimento, e c’è sempre carenza di parcheggio, quindi vogliamo razionalizzare gli spazi nelle aree all’aperto, riservandone una parte agli abitanti della città, mentre i visitatori possono parcheggiare in questo che sarà il sistema di Park&Drive, il primo in Croazia, e da lì prendere il bus elettrico e in pochi minuti raggiungere il centro storico o le altre zone della città. Con questo pensiamo che agevoleremo la viabilità, consentendo di muoversi più rapidamente e agevolmente, e al tempo stesso di offrire un servizio ai visitatori durante tutto l’anno, che potranno più facilmente parcheggiare”. Il nuovo parcheggio integrato, che dovrebbe entrare in funzione per il 2028, offrirà 572 posti auto, stalli per i taxi, terminal dei bus e aree pedonali, e sarà anche dotato di un generatore di energia solare, un sistema di drenaggio delle acque e nuove piante. Un’attenzione, quella alle aree verdi, che ha portato anche alla riqualificazione del parco Gradac, risalente al 1898, con nuovi sentieri, spazio giochi e belvedere. La strategia verso la sostenibilità della città guarda anche a meccanismi contro lo spreco di acqua, alle energie rinnovabili soprattutto per l’illuminazione pubblica e a iniziative plastic-free.

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