Ci sono artisti che lasciano dietro di sé le proprie opere. E ce ne sono altri che lasciano qualcosa di più: una traccia della loro inquietudine, un frammento della loro anima, la testimonianza di una ricerca che non si esaurisce nella pittura, ma diventa necessità di vivere.
Antonio Mastronunzio apparteneva a questa seconda categoria.
La notizia della sua scomparsa mi riporta inevitabilmente al maggio del 2001, quando curai la sua prima mostra, Estasi, all’Hotel La Piana di Amorosi, nell’ambito della Rassegna Arte Piana. Di quell’incontro resta una memoria viva, affidata alle opere e alle parole che scrissi allora in un piccolo catalogo, cercando di penetrare la giungla del suo mondo interiore.
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