Diodato: “Siamo già in un mondo post-americano. Senza l’Europa Putin avrebbe vinto in Ucraina”

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(Adnkronos) – Siamo già entrati in un mondo post-americano, ma il prossimo secolo non sarà necessariamente cinese. E neppure è scontato che la competizione tra Washington e Pechino produca una nuova Guerra fredda. La transizione che stiamo attraversando è più complessa: gli Stati Uniti non riescono più a garantire da soli l’ordine internazionale che hanno costruito, mentre nessun’altra potenza sembra in grado di raccoglierne l’eredità. La Cina prova a riempire questo vuoto, soprattutto cercando di riscrivere le regole e di proporre una propria visione della civiltà. L’Europa, nonostante le divisioni interne, potrebbe trovare uno spazio di azione.
È la lettura che Emidio Diodato, professore ordinario di Scienza politica all’Università per Stranieri di Perugia, propone in questa intervista ad Adnkronos, prendendo le mosse dal suo libro , appena pubblicato da Carocci in una seconda edizione profondamente rielaborata rispetto a quella del 2011.
Il volume affronta anzitutto una questione preliminare: che cosa intendiamo davvero quando parliamo di geopolitica? Una domanda meno scontata di quanto sembri, soprattutto in un’epoca nella quale il termine è diventato onnipresente nel dibattito pubblico, applicato indifferentemente alle guerre, alle rotte commerciali, alle tecnologie e alle scelte dei governi. Diodato parte dall’immagine biblica della torre di Babele, simbolo di una disciplina nella quale spesso gli studiosi utilizzano la stessa parola attribuendole significati diversi. E mette in guardia dal rischio che la geopolitica finisca per trasformarsi in “egopolitica”, una rappresentazione del mondo modellata sulle convinzioni di chi la propone.
Per ritrovare un metodo, il libro attraversa più di un secolo di pensiero geopolitico, dai teorici del potere marittimo e continentale, Alfred Thayer Mahan e Halford Mackinder, fino agli studi contemporanei sulla sicurezza regionale, la globalizzazione e le identità culturali. Il risultato è un approccio che tiene insieme tre dimensioni: geostrategica, geoeconomica e geoculturale. La geografia continua a contare, ma il potere passa anche attraverso le infrastrutture, le reti commerciali e finanziarie, le tecnologie e la capacità di definire standard riconosciuti dagli altri.
Da questa prospettiva Diodato ricostruisce il “destino manifesto” degli Stati Uniti, dalla dottrina Monroe all’ordine atlantico, individuando nella politica di Donald Trump il recupero di una tradizione americana più antica dell’internazionalismo liberale. Il riferimento a William McKinley, le rivendicazioni su Panama e sull’Artico, perfino la decisione di ribattezzare il golfo del Messico sono tasselli di una visione del potere fondata sul controllo dei grandi spazi.
Il paradosso è che proprio mentre Washington torna a ragionare in questi termini, Pechino tenta di affermare un diverso modello di leadership. “La Cina vuole sostituire gli Stati Uniti nel dettare gli standard di civiltà”, spiega Diodato, indicando nella neonata organizzazione internazionale per la cooperazione sull’AI, con sede a Shanghai, un esempio di questa strategia.
L’Europa, intanto, resta sospesa tra ambizioni e divisioni. Eppure, secondo il politologo, il suo ruolo è stato determinante proprio nella crisi che più di ogni altra ha messo in discussione l’ordine del continente: “Senza l’Unione europea la guerra in Ucraina sarebbe conclusa, e si sarebbe conclusa con una vittoria di Putin”. Un giudizio che accompagna a una posizione favorevole a un compromesso per fermare il conflitto. Sul futuro dell’Unione, sulla competizione con la Cina, sul rapporto con l’Africa e sulle prospettive di un multilateralismo senza egemonia americana si sviluppa la nostra conversazione.
Professore, il suo libro mette in discussione una delle grandi narrazioni degli ultimi anni, quella della trappola di Tucidide e dell’inevitabile scontro tra gli Stati Uniti e la Cina. Lei sostiene che siamo già in un mondo post-americano, ma non sembra convinto che Pechino possa semplicemente raccogliere il testimone di Washington.

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