Ai: licenziare costa caro, entro il 2029 il 30% dei lavoratori andrà riassunto a prezzo d’oro 

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Roma, 7 ott. (Adnkronos/Labitalia) – Sfoltire i dipendenti scommettendo ciecamente sull’intelligenza artificiale rischia di rivelarsi un autogol economico colossale. Secondo le previsioni di Gartner, entro il 2029 il 30% dei lavoratori tagliati perché ritenuti ‘sostituibili’ dall’Ai dovrà essere riassunto a stretto giro, e spesso a costi ben superiori. Un cortocircuito confermato anche dai dati della Federal Reserve Bank di New York: l’Ai è già ampiamente adottata da oltre il 60% delle aziende di servizi e da metà di quelle manifatturiere, eppure i licenziamenti diretti restano rari. Il vero cambiamento non sta tagliando i numeri, ma sta stravolgendo l’architettura stessa del lavoro.
Il nodo centrale è il ‘Transformation Paradox’ fotografato dal Work Trend Index di Microsoft: le persone stanno imparando a usare l’intelligenza artificiale molto più velocemente di quanto le organizzazioni riescano a ripensare processi e regole. In Italia, appena un lavoratore su cinque si muove in un’azienda con una strategia digitale allineata. Tradotto: i dipendenti corrono in monopattino, mentre le strutture aziendali guidano una diligenza. La vera spaccatura oggi non è tra chi usa la tecnologia e chi la rifiuta, ma tra professionisti che hanno già evoluto il proprio modo di lavorare e organizzazioni impantanate nei vecchi organigrammi.
Di formazione continua, agenti autonomi, leadership e del futuro delle Risorse umane si parlerà domani, giovedì 8 ottobre, a Le Murate Idea Park di Firenze, in occasione della terza tappa di ‘Parliamone’, il talk show sul lavoro reale ideato da Alessandro Castelli e condotto con Allegra Piano. L’evento gode del patrocinio di Aidp Toscana e della partecipazione di importanti realtà associative e d’impresa.

La sfida accelera ulteriormente con il salto tecnologico in corso. L’Ai sta uscendo dalla fase del semplice assistente di scrittura: i giganti tech stanno sviluppando agenti digitali autonomi capaci di operare direttamente dentro i processi, inviare comunicazioni ed eseguire attività al posto dell’utente.
Se una tecnologia si limita a farci fare più velocemente ciò che già facevamo, abbiamo comprato solo efficienza. Ma se ci costringe a ripensare il lavoro, allora siamo di fronte a una vera trasformazione. È su questo terreno che si giocherà la competitività delle aziende italiane, per questo occorre capire, dati alla mano, se le nostre imprese hanno la flessibilità necessaria per formare i leader di domani prima che il divario diventi incolmabile.
Non siamo più di fronte a strumenti che suggeriscono cosa fare, ma a sistemi che eseguono. Questo apre un vuoto normativo ed etico enorme per i manager e per le Risorse umane, chiamate a rispondere a una domanda cruciale: come si riconvertono le competenze operative in competenze di supervisione e giudizio critico?

Le 4 direttrici su cui le aziende devono agire immediatamente includono:
1. Dalla ripetizione al controllo qualità (Validazione algoritmica): Chi prima eseguiva task seriali deve essere formato a verificare la correttezza, la sicurezza e l’assenza di bias negli output generati dai sistemi autonomi.
2. Lo sviluppo del Critical Thinking: Di fronte a un flusso continuo di opzioni generate dalle macchine, il lavoratore deve potenziare la capacità di lettura critica, mettendo in discussione il risultato dell’algoritmo.
3. La responsabilizzazione etica e legale: Poiché la macchina non possiede una personalità giuridica né morale, il valore della persona si sposta interamente sull’assunzione di responsabilità della decisione finale.
4. Reskilling strategico dei distretti: Valorizzare la conoscenza tacita del business che l’algoritmo non possiede, affiancandola alla nuova alfabetizzazione digitale per evitare emorragie di capitale umano.

“Il vero rischio oggi – spiega Alessandro Castelli – non è che la macchina rubi il lavoro all’uomo, ma che le organizzazioni perdano pezzi di conoscenza ed esperienza insostituibili per incapacità di rinnovarsi in tempo. Il 30% di riassunzioni previsto da Gartner è un segnale molto forte di quanto tagliare sulla formazione e sulle persone possa produrre soltanto un vantaggio contabile apparente, mentre il mercato richiede un cambio di passo strutturale”.
A rincarare la dose sul fronte manageriale è Allegra Piano: “Se gli agenti digitali iniziano a gestire in autonomia parti sempre più rilevanti dei processi, il valore della persona si sposta ancora di più dall’esecuzione alla capacità di decidere, interpretare e assumersi responsabilità. Per i manager significa rafforzare proprio quelle competenze che sono già al cuore del loro ruolo: capacità di giudizio, visione, responsabilità e fiducia. Perché più cresce l’autonomia della tecnologia, più diventa importante saper scegliere cosa delegare, mantenere una lettura critica dei risultati e assumersi la responsabilità delle decisioni”.
Sul palco si confronteranno esperienze e prospettive molto diverse tra istituzioni, imprese, tecnologia e sport. Tra i relatori confermati: Laura Sparavigna (assessora del Comune di Firenze); Silvia Donnini (Hr Carapelli e Confindustria Toscana Centro e Costa); Sandra Leoncini (ad Savino Del Bene Volley); Andrea Maria Pedrini (Strategy Advisor HumanX); Simone Uggeri (Ceo Hrz Spa | Gruppo Zcs People); Giuseppe Bacconi (TT Tecnosistemi e Manageritalia Toscana); Pier Francesco Acquaviva (Chief Corporate Officer di Sanlorenzo Spa), insieme ad altre voci del mondo dell’automotive, della consulenza e dello sport professionistico.

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