Firenze, 4 ott. (Adnkronos) – Si è chiusa a Firenze l’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, dal titolo “EUconomia. L’economia che fa bene, il rumore della foresta che cresce”. Negli otto anni di lavoro, il Festival ha costruito una comunità nazionale di persone, imprese, amministrazioni e organizzazioni che nei propri territori tengono insieme economia, coesione sociale e cura del bene comune. Sono 80 gli ambasciatori e le ambasciatrici dell’economia civile provenienti da tutte le regioni italiane che si rendono protagonisti di percorsi discussi a Firenze, che poi vengono attuati in tutta Italia. Nell’edizione 2026 sono stati realizzate 12 progettualità territoriali che hanno coinvolto 2.500 persone.
Sostiene Leonardo Becchetti, Direttore del Festival Nazionale dell’Economia Civile e Co-fondatore NeXt Economia: “Al Festival l’editor del Rapporto Mondiale sulla Felicità ha mostrato come nello studio su 30 milioni di intervistati nel mondo, solo il 22% è soddisfatto del proprio lavoro, delineando i contorni di un’immensa carestia di senso del vivere. Il problema dell’economia tradizionale, oltre ad inflazione, diseguaglianze, crisi climatica, è anche e soprattutto questo. Si comporta come quel tale che quando amici organizzano un viaggio si preoccupa che non si superi il limite di velocità, che quando la benzina finisce si faccia rifornimento, che non si finisca fuori strada. L’economia civile dice che oltre che rispettare regole, limiti e vincoli si può fare molto di più per migliorare la qualità del viaggio. E ha lavorato in questi giorni su soluzioni sui temi più importanti di oggi come diseguaglianze, inflazione, povertà dei salari, emergenza climatica. Intelligenza relazionale, generatività, partecipazione sono le chiavi delle risposte che ci avvicinano alla meta attraverso indipendenza strategica e aumentata capacità di creare valore economico ed impatto sociale ed ambientale”.
Per Augusto dell’Erba, Presidente Federcasse-BCC “si chiude un Festival nel quale abbiamo potuto toccare con mano quanta economia civile e quanta domanda ci sia in Italia – soprattutto dai giovani – di buone pratiche replicabili. Al tempo stesso, questo Festival ha chiamato tutte le forze più sane del Paese ad attivarsi per determinare davvero un cambiamento sostanziale nelle politiche pubbliche e nello sviluppo sociale ed economico. Ispirate a logiche di autentico bene comune, nella consapevolezza che il tempo a disposizione non è illimitato e che le transizioni in atto non aspettano. Come Credito Cooperativo mettiamo a disposizione di questo progetto tutta l’esperienza della mutualità bancaria, che si conferma una delle leve per garantire inclusione e lotta alle disuguaglianze. La strada è ancora lunga ma davvero – come recita il titolo scelto per questa ottava edizione, una foresta sta crescendo senza fare rumore. A noi sta il compito di proteggerla e di darle nuova linfa”.
Afferma Maurizio Gardini, presidente Confcooperative “Si chiude un Festival che ha dimostrato come l’economia civile non sia una teoria, ma una pratica quotidiana. Le cooperative generano impresa, reddito e ricchezza, con l’8% del Pil nazionale, e lo fanno mettendo al centro persone e territori. Dalla transizione ecologica all’invecchiamento demografico, dalla digitalizzazione alle disuguaglianze, le cooperative offrono risposte, dalle metropoli alle aree interne. La nostra economia guarda al lungo periodo e investe in competenze e innovazione. L’Italia ha i numeri per diventare un riferimento mondiale nel segno di San Francesco e Antonio Genovesi”.

