Roma, 30 set. (Adnkronos) – Dai biglietti d’oro per l’attesissimo al live stellato per pochi eletti: si riapre il dibattito sui prezzi dei biglietti dei concerti. A riaccendere la polemica sui social è stato l’annuncio del nuovo progetto di Marco Mengoni. Dal 5 novembre al 19 dicembre, Mengoni vestirà i panni del direttore artistico (e creativo) di . Un format che sulla carta si presenta come un’esperienza esclusiva: una residency per soli 500 spettatori a sera, niente scaletta fissa, l’assenza voluta dei suoi singoli più famosi e un cartellone che prevede l’incursione di artisti e comici scelti direttamente da lui. Ad aggiungere un ulteriore velo di intimità, la regola ferrea del no-phone: i telefoni andranno rigorosamente riposti in un’apposita bustina sigillata all’ingresso.
E fin qui, tutto bene. A far storcere il naso a molti il listino prezzi: i biglietti variano dai 115 ai 230 euro (passando per la fascia intermedia di 172 euro). Mengoni ha paragonando l’evento a un’esperienza di lusso: “La vedo come una cena fuori che fai una volta all’anno: un momento speciale, da vivere senza pensare a postare video”, ha dichiarato, aggiungendo che i prezzi sono dovuti anche “alle tante persone che lavorano dietro” le quinte.
Immediata la reazione dei social, dove l’hashtag #Mengoni è subito finito in tendenza. “Dal paragone con la cena stellata al giustificare i prezzi folli con le spese per il team. Non si tratta di pubblico intimo, ma elitario”, fa notare un fan deluso. Un altro rincara la dose con amara ironia: “Nel 2009 i biglietti costavano 34 euro e mangiavano lo stesso tutte le famiglie. Stiamo normalizzando pagare 200 euro per Mengoni. Spoiler: quei 200 euro a noi servono per pagare le tasse, non per andare dallo stellato che forse puoi permettertelo tu”.
E ancora: “Così gli fanno dire che ‘sti prezzi folli son dovuti ‘alle tante persone che lavorano dietro’. Ma prima non li pagavano? E i lavoratori che stanno davanti, ossia i fan, invece non contano?”. Il ‘caso Mengoni’, al netto delle polemiche sul singolo artista, solleva un interrogativo che l’industria musicale non può più ignorare: la musica dal vivo sta diventando un bene di lusso riservato a pochi eletti? (di Loredana Errico)


