Conti pubblici, Italia resta in procedura: il ruolo della clausola di salvaguardia nazionale

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Bruxelles, 22 set. (Adnkronos) – L’arbitro alla fine ha fischiato il rigore, ma non nell’area in cui sperava Roma. L’Istat ieri ha certificato che il deficit/Pil dell’Italia nel 2025 si è attestato al 3,1%, quindi sopra il 3% del Pil, come nei dati comunicati prima dell’estate. Di conseguenza, l’Italia resta nel braccio correttivo del patto di stabilità, cioè nella procedura per deficit eccessivo (Edp), almeno fino alla prossima primavera/estate.
Il nostro Paese sarebbe potuto uscire in anticipo dalla procedura in cui è entrato nel luglio 2024 se il deficit del 2025 fosse risultato a consuntivo, dopo le revisioni, inferiore al 3% del Pil. Lo stesso commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis aveva confermato più volte che l’uscita dalla Edp quest’anno era “certamente una possibilità”, a condizione però che il deficit rientrasse sotto soglia. Così non è stato: l’Istituto Nazionale di Statistica ha confermato che il disavanzo 2025 è stato pari al 3,1%, quindi l’Italia resta in procedura.
Lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti venerdì scorso a Dublino, a margine dell’Ecofin informale/Eurogruppo, era stato molto cauto sulla possibilità che il deficit 2025 subisse una sostanziale revisione al ribasso: “Io non sono fiducioso – aveva risposto – sono speranzoso per l’Italia e per la Repubblica Italiana. Ma non è una decisione che prendiamo noi, è una decisione che prende Istat”. E quindi, aveva aggiunto citando l’allenatore serbo della Sampdoria Vujadin Boskov, “è rigore quando l’arbitro fischia. Se non fischia cosa volete che vi dica? Protesterò con l’arbitro, ma non posso farci niente”.
La Commissione Europea ha confermato, in gergo rigorosamente tecnico, che: Eurostat, ha ricordato un portavoce, pubblicherà i dati definitivi relativi al 2025 per le procedure per deficit eccessivo il prossimo 21 ottobre ma, perché la Commissione Europea “possa proporre la revoca della procedura per deficit eccessivo (Edp, Excessive Deficit Procedure) per l’Italia nel pacchetto d’autunno del Semestre europeo, previsto per novembre, la notifica Edp dell’ottobre 2026 dovrebbe indicare, per il 2025, un disavanzo inferiore al valore di riferimento del 3% del Pil”, mentre Istat oggi ha certificato che il deficit 2025 è stato pari al 3,1%.
Il portavoce ha confermato, nella sostanza, che l’Italia non uscirà dalla procedura per deficit eccessivo quest’autunno, visto che è estremamente improbabile, se non impossibile, che Eurostat riveda al ribasso la stima dell’Istat.
“Le revisioni tra le notifiche Edp di primavera e quelle d’autunno – ha ricordato il portavoce – sono normali e riflettono l’integrazione di informazioni statistiche nuove e perfezionate, a mano a mano che nel corso dell’anno si rendono disponibili dati più completi. Oggi l’Istat ha diffuso una notifica relativa al disavanzo e al debito delle amministrazioni pubbliche per gli anni precedenti, incluso il 2025. I dati rivisti indicano che l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil si è attestato al -3,1% nel 2025”.
La conferma che l’Italia resterà nella procedura per deficit eccessivo almeno fino alla prossima primavera avrà un impatto sulla prossima finanziaria, riducendo i margini di manovra. Ma l’Italia ha chiesto, l’11 settembre scorso, l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia (Nec), richiesta sulla quale la Commissione sta lavorando “con la massima celerità”, ha spiegato il portavoce Balazs Ujvari.
La Nec, però, può diventare una trappola. A causa di come è stato riformato il patto di stabilità alla fine del 2023, con una fortissima impronta germanica, i Paesi che si trovano in procedura per deficit vengono penalizzati rispetto a quelli che, al contrario, ne sono fuori: in altre parole, la Nec funziona diversamente a seconda se a chiederla è un ‘peccatore’, cioè un Paese che è in procedura, oppure un ‘virtuoso’, un Paese che ha un deficit inferiore al 3% e, quindi, è fuori procedura.

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