Calcio, “una regia” per costringere Lotito a vendere la Lazio: indagini e perquisizioni a Masi e Maiolini della Banca del Fucino e Luigi Bisignani

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Roma, 15 set. – (Adnkronos) – “Una regia” per costringere Claudio Lotito a vendere la Lazio. I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma stanno compiendo perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, dell’ad Francesco Maiolini nell’ambito di una indagine della Dda capitolina in cui si ipotizza il reato di aggiotaggio su quote societarie della Lazio. Le perquisizioni riguardano anche Luigi Bisignani.
L’accusa contestata dai pm della Dda della procura di Roma è diffusione di “notizie false” per “provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio s.p.a., società quotata. In particolare i tre sono accusati di manipolazione del mercato, perché “agendo in concorso tra loro e con terzi, alcuni dei quali in corso di identificazione, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, concorrevano moralmente alla diffusione a mezzo social network o attraverso la testata ‘Millenovecento’, e concorrevano moralmente e materialmente attraverso il quotidiano II Tempo cui collabora Bisignani alla diffusione di notizie false, relative alla imminente cessione da parte di Claudio Lotito del pacchetto azionario di controllo della Ss Lazio s.p.a., allo stato di decozione delle società controllate da Claudio Lotito, alla intenzione di Claudio Lotito di far deliberatamente retrocedere la squadra della Lazio in una serie minore al fine di ottenere il cosiddetto paracadute di 35 milioni di euro, notizie false la cui diffusione è concretamente idonea a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della Ss Lazio s.p.a., società quotata”. I fatti sarebbero iniziati dal giugno 2024 e sono tuttora in corso.
L’inchiesta è partita da una serie di denunce presentate da Lotito. A fare da sfondo della vicenda, ci sono le proteste di una parte dei tifosi della Lazio che vanno avanti da tempo e che proseguono tuttora nonostante il buon andamento in campionato: partite in casa allo stadio Olimpico ‘disertate’ mentre i tifosi sono presenti in massa sugli spalti solo nelle trasferte. Una contestazione che dunque va avanti da mesi con i sostenitori biancocelesti che già a inizio giugno avevano annunciato lo ‘sciopero’ della curva e degli abbonamenti. Un malcontento, che potrebbe essere stato “fomentato” da una ‘regia’ e che dura da almeno un anno.
Risalgono infatti al periodo giugno-luglio 2025 le prime denunce presentate dal patron della Lazio alla procura di Roma. Fra gli episodi segnalati da Lotito ci sono gli striscioni con scritto ‘Lotito Libera la Lazio’ esposti tra giugno e luglio 2025 in piazza del Parlamento, davanti alla Camera dei Deputati e a piazza San Lorenzo in Lucina. Lotito inoltre aveva denunciato di essere oggetto da circa un anno di una campagna diffamatoria volta a danneggiare la sua reputazione e a costringerlo a vendere la sua società anche attraverso azioni minatorie, attraverso “continue telefonate, ricevute a tutte le ore”.
Nelle denunce sono riportati anche messaggi ingiuriosi diffusi sui social e via email. Un’inchiesta che aveva portato già lo scorso anno a diverse perquisizioni. Nel nuovo decreto di perquisizione a carico di Masi, Maiolini e Bisignani si evidenzia come “ulteriori elementi funzionali a ritenere la sussistenza di un disegno più ampio e unitario volto, da un lato, a diffondere notizie false idonee a cagionare una riduzione del prezzo delle azioni della società sportiva quotata in borsa e, d’altro lato, a indurre e costringere l’azionista di maggioranza a cedere il pacchetto azionario di controllo sono stati raccolti ancora nelle ultime settimane dalla acquisizione delle pseudonotizie diffuse attraverso la pubblicazione on line ‘Millenovecento’ volte a orientare una protesta delle tifoserie della Lazio contro Lotito e riportate nell’ultima delle annotazioni depositate dai carabinieri”.
“In relazione alle notizie diffuse oggi dagli organi di informazione sulle perquisizioni disposte dalla Procura della Repubblica di Roma”, Banca del Fucino precisa che “non è indagata e non è destinataria di alcun provvedimento”. In una nota l’istituto esprime poi “piena fiducia nell’operato del Presidente Mauro Masi e dell’Amministratore Delegato Francesco Maiolini, sicura che gli accertamenti in corso ne confermeranno la correttezza”.
Banca del Fucino precisa poi di non avere “mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine, né alcuna iniziativa lesiva degli interessi della S.S. Lazio S.p.A., dei suoi azionisti e dei suoi vertici”. Inoltre l’istituto spiega che “non detiene azioni della S.S. Lazio S.p.A., non ha mai ricevuto alcun mandato per l’acquisto della società o di sue partecipazioni e non ha mai svolto attività di advisory per soggetti a qualunque titolo interessati alla stessa”.
Banca del Fucino esprime “piena fiducia nell’operato della magistratura, assicura ogni collaborazione utile all’accertamento dei fatti e conferma che la propria operatività prosegue con assoluta regolarità, nel pieno rispetto della normativa di vigilanza e a tutela dei propri clienti, dipendenti e azionisti”. Comunque la Banca “si riserva di tutelare la propria reputazione e i propri interessi in ogni sede nei confronti di ricostruzioni distorte e lesive”.

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