Ai, Schillaci: “Tecnologie non possono sostituire il giudizio clinico”

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Roma, 10 set. (Adnkronos Salute) – “La medicina contemporanea dispone di possibilità diagnostiche e terapeutiche impensabili fino a qualche anno fa. Penso alla digitalizzazione, alla medicina di precisione e all’intelligenza artificiale, che stanno modificando profondamente la pratica clinica e aprendo nuove prospettive nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura. Tuttavia, se da un lato aumentano gli strumenti a disposizione, dall’altro diventa ancora più fondamentale la capacità del medico di interpretare le informazioni e tradurle in decisioni appropriate per ogni singolo paziente. Le tecnologie possono sostenere l’attività professionale, ma non sostituire il giudizio clinico”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo oggi a Palazzo Montecitorio a Roma alla presentazione del volume ‘Etica e atto medico. Riflessioni e proposte’, a cura di Francesca Gambetti, e del parallelo ‘Documento Atto medico’ promosso dalla Commissione interna dell’Omceo (Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri) della provincia di Roma, che vogliono offrire “una risposta concreta all’instabilità paradigmatica della medicina contemporanea, segnata dall’ingresso pervasivo dell’intelligenza artificiale e dal vuoto normativo che rischiano di svilire e alimentare l’esercizio abusivo della professione”.
Il documento, osserva Schillaci, “nasce dall’esigenza di offrire una definizione aggiornata dell’atto medico, distinguendo la prestazione sanitaria, intesa come l’esecuzione concreta di una procedura, dalla deliberazione clinica che la precede e la orienta: proprio in questa deliberazione” si esprime “l’autonomia, la responsabilità e la capacità di giudizio proprie della professione: un momento di valutazione non delegabile, in cui il medico assume la responsabilità delle scelte effettuate”. Il ministero della Salute intende quindi “investire nell’innovazione e nella digitalizzazione, mantenendo però il professionista sanitario al centro dei processi decisionali e mettendo la tecnologia sempre al servizio delle persone. Valorizzare questo ruolo significa investire nella formazione e migliorare le condizioni in cui i medici esercitano ogni giorno la propria professione. Questa è una priorità della nostra azione per rafforzare il Servizio sanitario nazionale”.
Il ministro ha anche spiegato che “dobbiamo mettere i medici nelle condizioni di esprimere pienamente le proprie competenze e di dedicare alla cura il tempo e l’attenzione necessari, accompagnando l’evoluzione dei modelli assistenziali con percorsi di aggiornamento adeguati ai cambiamenti della scienza”. Infine, Schillaci ha ricordato l’importanza del rapporto tra medico e paziente. “Stiamo rafforzando l’assistenza territoriale attraverso le Case di comunità e lo sviluppo delle cure domiciliari, per avvicinare i servizi ai cittadini e assicurare una presa in carico più capillare e continuativa, in particolare per gli anziani, i pazienti cronici e i più fragili. Prossimità e continuità assistenziale contribuiscono a costruire un rapporto di cura più solido nel tempo – ha sottolineato – C’è infatti una dimensione che nessuna evoluzione tecnologica può mettere in secondo piano: la relazione profonda tra medico e paziente. È nel rapporto di fiducia che la conoscenza scientifica incontra la storia, i bisogni e le aspettative della persona”. Il documento presentato oggi “pone questa relazione alla base dell’atto medico, insieme ai principi etici e deontologici che orientano la professione. È una visione coerente con il principio dell’umanizzazione delle cure, in cui credo fortemente e che abbiamo voluto rafforzare anche nella legge delega per la riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale. Mettere la persona al centro – ha concluso – significa considerarne la dignità, i bisogni e l’esperienza nel percorso di cura, accanto agli aspetti puramente clinici”.

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