Qubit presenta Quby, primo consulente di comunicazione umanoide

16

Roma, 7 set. (Adnkronos/Labitalia) – Il team di Qubit si allarga e accoglie un nuovo componente decisamente fuori dall’ordinario. Si chiama Quby, un robot umanoide di nuova generazione che entra nella dotazione tecnologica di Qubit per dare una dimensione fisica all’intelligenza artificiale sviluppata insieme a The House of AI. Alto circa 1,3 metri e con un peso di circa 35 kg, Quby è in grado di muoversi nello spazio, articolare gli arti e interagire con l’ambiente circostante. Ma è soprattutto la presenza di un’intelligenza artificiale a bordo a trasformarlo da macchina programmabile a una nuova forma di interfaccia tra persone e tecnologia: capace di dialogare, accedere a conoscenze dedicate, interpretare le interazioni e tradurre l’intelligenza digitale in una presenza concreta.
Con Quby, Qubit vuole esplorare un passaggio ulteriore nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale: portarla fuori dagli schermi e darle una presenza nel mondo reale. Non più soltanto un sistema con cui interagire attraverso un computer o uno smartphone, ma un’intelligenza capace di entrare fisicamente negli ambienti, muoversi, comunicare e diventare parte dell’esperienza. Qubit mette così a disposizione, con The House of AI, un vero e proprio laboratorio mobile di sperimentazione, attraverso il quale sviluppare e testare nuove modalità di relazione tra persone e intelligenza artificiale, combinando conversazione, conoscenza, movimento e presenza fisica.
Grazie alla creazione del ‘cervello’ di intelligenza artificiale proprietaria di The House of AI, Quby sarà anche un esperto di dati per le ricerche di mercato e i sondaggi politici, di Branding e Digital Marketing, supportando così tutte le attività delle società del gruppo (GPF, Carmi e Ubertis, The Full Project).

“In Qubit, da quando siamo nati, abbiamo cercato di innovare l’approccio alla comunicazione e riteniamo che questo utilizzo dell’intelligenza artificiale, molto esperienziale e concreto, possa portare a noi e ai nostri clienti grandi vantaggi”, così commenta Luca Morvilli, founder e ceo del Gruppo. “Negli ultimi anni abbiamo imparato a dialogare con l’intelligenza artificiale attraverso uno schermo. Ora vogliamo esplorare cosa accade quando l’Ia entra nello stesso spazio delle persone”, commenta Fabio Ardossi, founder e ceo di The House of AI, parte del Gruppo Qubit.
Il progetto consentirà a Qubit e The House of AI di sperimentare e sviluppare differenti configurazioni dell’Ia, adattandone conoscenze, personalità e modalità di interazione ai diversi contesti di utilizzo. Una stessa intelligenza, quindi, potrà assumere ruoli, competenze e modalità di relazione differenti a seconda dell’esperienza per cui viene progettata.
Quby sarà infatti messo a disposizione dei clienti Qubit come nuova piattaforma per progetti di comunicazione, entertainment, eventi, brand experience e innovazione, aprendo possibilità inedite per tutte quelle situazioni nelle quali l’intelligenza artificiale può diventare non soltanto uno strumento, ma una vera e propria presenza all’interno dell’esperienza. Il primo incarico di Quby sarà quello di supporto alla conduzione di un noto programma televisivo italiano. Un passaggio che, per Qubit, rappresenta un nuovo territorio di ricerca e sperimentazione nel rapporto tra comunicazione, persone e tecnologia.
Morvilli : “Con Quby valore aggiunto nella comunicazione”
“L’affidabilità dipende dall’utilizzo che se ne fa un po’ come tutti gli strumenti. È evidente che con un utilizzo non coerente l’affidabilità non c’è, con un utilizzo coerente e intelligente noi ci aspettiamo che ci sia affidabilità nel senso di valore aggiunto, di aumentare la capacità di pensiero, di lavoro, di ipotesi, di suggestioni che un team umano può da solo portare avanti. Quindi il nostro obiettivo è farne un membro delle nostre ‘squadre’ perché l’abbiamo caricato con diversi cervelli di intelligenza artificiale. Quindi un cervello per gli eventi, un cervello per le ricerche di mercato, un cervello per la consulenza di comunicazione, un cervello per il branding e un ultimo cervello per gli ecosistemi digitali. Quindi a secondo del progetto entra in campo uno dei suoi cervelli rispetto agli altri. E il nostro obiettivo è lavorare all’interno, lavorare con lui come fosse un nuovo collega che magari da solo non è evidentemente affidabile o può portare a termine il progetto, ma insieme a noi, guidato dagli esseri umani, può dare un valore aggiunto”. Così, con Adnkronos/Labitalia, Luca Morvilli, founder e ceo del Gruppo Qubit, racconta le caratteristiche di Quby, primo consulente di comunicazione umanoide, lanciato dal Gruppo.
Secondo Morvilli “la novità non è il robot che è un oggetto ma è che dentro questo oggetto noi abbiamo inserito questi ‘cervelli’. Quindi il valore aggiunto lo dà il cervello. L’oggetto, il corpo dell’umanoide lo rende interessante come esperienza negli eventi, nei workshop, nella formazione. Quindi diamo un po’ un impatto diverso, una interazione diversa e rendiamo anche quotidiana e meno teorica l’interazione con l’intelligenza artificiale. Questo è un po’ il nostro obiettivo, di renderla concreta, utile e assolutamente, è inutile dirlo, non sostituta ma aggiuntiva a noi esseri umani”, conclude.

articolo precedenteEcclestone nei guai a 95 anni, fucile sul jet: fermato in Portogallo
prossimo articoloRoberta Picchi ha un tumore al seno, il Como le rinnova il contratto fino al 2028