Roma, 3 set. (Adnkronos Salute) – Per la prima volta, un panel internazionale di esperti ha elaborato raccomandazioni specificamente dedicate alla cessazione del fumo nelle persone con diabete di tipo 2. L’iniziativa, ideata e coordinata dal Center of Excellence for the Acceleration of Harm Reduction (CoEHAR) dell’Università degli Studi di Catania, ha coinvolto 35 esperti provenienti da 13 Paesi e cinque continenti. “Le raccomandazioni, pubblicate sulla rivista scientifica ‘Diabetes Research and Clinical Practice’ – informa una nota – nascono per colmare una lacuna ancora presente nella gestione clinica del diabete. Sebbene smettere di fumare sia universalmente raccomandato alle persone con diabete, fino ad oggi sono mancate indicazioni organiche e specifiche su come intervenire, quali trattamenti utilizzare e come monitorare il paziente dopo la cessazione”. Il DiaSmokeFree Working Group – si legge – ha elaborato 34 raccomandazioni basate sulle evidenze disponibili, che affrontano trattamento farmacologico, supporto comportamentale, prevenzione delle ricadute, monitoraggio metabolico e possibili interazioni tra fumo e farmaci.
Tra le principali indicazioni: “considerare la cessazione del fumo una componente essenziale e routinaria della gestione del diabete di tipo 2; offrire la vareniclina come trattamento farmacologico di prima linea, ove disponibile, valutando terapia sostitutiva con nicotina o bupropione quando appropriato; associare il trattamento farmacologico a un supporto comportamentale strutturato e continuativo; rivalutare il paziente precocemente dopo la cessazione, in particolare entro due e quattro settimane, monitorando glicemia, peso, pressione arteriosa e terapia farmacologica; integrare percorsi dedicati alla cessazione all’interno dei servizi diabetologici, favorendo referral e coordinamento multidisciplinare; ampliare la ricerca sulle strategie di cessazione specifiche per il diabete, valutando anche approcci emergenti come i farmaci agonisti del recettore Glp-1, le sigarette elettroniche e gli strumenti digitali, per i quali sono ancora necessarie evidenze più solide prima di formulare raccomandazioni cliniche definitive”.
Il fumo aumenta “in modo significativo il rischio cardiovascolare, cerebrovascolare e di altre complicanze nelle persone con diabete di tipo 2. Smettere di fumare – riferisce la nota – riduce questi rischi, ma può determinare nel breve periodo variazioni del controllo glicemico, del peso corporeo e del metabolismo di alcuni farmaci. Per questo le nuove raccomandazioni considerano la cessazione non come un semplice consiglio sullo stile di vita, ma come un vero percorso clinico da accompagnare” e monitorare. “Per la prima volta i clinici dispongono di indicazioni complete e concretamente applicabili, pensate specificamente per una popolazione ad alto rischio che è stata trascurata per troppo tempo – dichiara Riccardo Polosa, ideatore e coordinatore dell’iniziativa -. Trasformiamo così il semplice “dovresti smettere di fumare” in un vero percorso clinico per aiutare le persone con diabete a smettere in modo sicuro ed efficace”. Il Coehar “ha identificato un bisogno clinico ancora poco affrontato e ha riunito competenze internazionali per trasformare le evidenze disponibili in indicazioni utilizzabili nella pratica. Il prossimo obiettivo sarà favorirne l’implementazione nei percorsi assistenziali” conclude Giovanni Li Volti, direttore del Coehar.




