Roma, 1 set. (Adnkronos/Labitalia) – Oltre 30 miliardi di euro investiti dal 2010 e 19.000 posti di lavoro creati. Sono i numeri chiave dell’impatto economico di Amazon in Italia. A ricordarli Giorgio Busnelli, vp e Country Manager di Amazon Italia. “Quando nel 2010 abbiamo aperto lo store Amazon in Italia, l’obiettivo era semplice: offrire ai clienti italiani una selezione più ampia, prezzi competitivi e un servizio affidabile. Quindici anni dopo, la presenza di Amazon in Italia si è trasformata in una rete di infrastrutture, persone, partner e imprese che genera valore ben oltre le attività dirette della nostra azienda”, afferma. Busnelli analizza, quindi, i 6 modi in cui Amazon contribuisce ogni giorno alla crescita dell’Italia.
1. Investimenti: oltre 30 miliardi di euro investiti dal 2010. “Siamo una delle aziende – sottolinea – che hanno investito di più in Italia nell’ultimo decennio. Dal 2010 abbiamo investito oltre 30 miliardi di euro, includendo sia le spese in conto capitale – infrastrutture logistiche, uffici, data center – sia le spese operative, a partire dagli stipendi dei dipendenti. Nel solo 2025, i nostri investimenti hanno superato i 5 miliardi di euro, e ogni euro investito ha attivato una filiera di imprese, fornitori e servizi che ne ha moltiplicato l’impatto. Secondo Keystone Strategy, dal 2010 gli investimenti di Amazon hanno contribuito a generare oltre 23 miliardi di euro di valore aggiunto per il Pil italiano, di cui circa 4 miliardi nel solo 2025”.
“Questo impegno – prosegue – trova conferma anche nelle analisi terze: secondo dati di Teha, Amazon è la terza grande impresa a controllo estero per investimenti realizzati in Italia nel quinquennio 2020-2024. Il dato assume ancora più valore se inserito nel quadro delineato dalla nuova edizione del Global Attractiveness Index (Gai) di Teha Group. Lo studio evidenzia come le multinazionali a controllo estero, pur rappresentando appena lo 0,4% delle imprese italiane, generino il 21% del fatturato, il 17,5% del valore aggiunto e sostengano il 9,8% dell’occupazione del Paese. Sono inoltre responsabili del 38,3% della spesa privata in Ricerca e Sviluppo, confermando il ruolo degli investimenti internazionali come motore di innovazione, trasferimento di competenze e crescita: sono evidenze che sottolineano l’importanza di continuare a valorizzare la capacità dell’Italia di attrarre investimenti”.
2. Occupazione: 19.000 dipendenti a tempo indeterminato. “La creazione di opportunità di lavoro – spiega – è uno degli impatti più tangibili della presenza di Amazon nel nostro Paese. Con oltre 19.000 dipendenti a tempo indeterminato, Amazon si conferma l’impresa costituita negli ultimi 30 anni con il maggior numero di dipendenti nel nostro Paese ed è tra i primi 20 datori di lavoro in Italia per numero complessivo di dipendenti. Nel decennio 2015-2024, secondo una ricerca Teha, Amazon è stata l’azienda che ha creato più posti di lavoro”.
“Nel complesso, Amazon – osserva – supporta oggi oltre 100.000 posti di lavoro in Italia. Questo dato comprende gli oltre 19.000 dipendenti a tempo indeterminato di Amazon e una forza lavoro estesa di circa 45.000 persone che operano sia nelle nostre sedi logistiche che negli uffici corporate, inclusi collaboratori esterni, lavoratori stagionali e altre figure a tempo determinato. Inoltre, secondo le stime di Keystone Strategy, Amazon sostiene circa 45.000 posti di lavoro indiretti in settori quali l’edilizia, la logistica e i servizi professionali, oltre a oltre 15.000 posti di lavoro indotti in tutta l’economia italiana”.
“A conferma della nostra continua capacità di creare opportunità economiche significative, abbiamo recentemente inaugurato il nuovo centro di distribuzione di Jesi, nelle Marche, che a regime porterà alla creazione di oltre 1.000 posti di lavoro, contribuendo allo sviluppo economico di questo territorio. L’impegno non si ferma alla creazione di occupazione. I dipendenti di Amazon in Italia possono scegliere tra più di 20 programmi formativi per sviluppare nuove competenze. Dal 2014, oltre 4.000 dipendenti hanno partecipato a Career Choice, un programma che finanzia percorsi di formazione e certificazione, consentendo a molti di assumere nuovi ruoli in azienda o di intraprendere carriere esterne grazie alle competenze acquisite”, ricorda.

