Mps, Messori: “Scalata a ostacoli per Lovaglio, Credit Agricole non ha motivi per dire sì”

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Milano, 22 ago. (Adnkronos) – Sulla carta, il disegno di Luigi Lovaglio ha una sua logica: allargare la base tradizionale di Mps con Banco Bpm, integrare le attività finanziarie di Mediobanca e puntare, attraverso Banca Generali, a costruire un polo italiano del wealth management. Ma tra la teoria e la realtà c’è di mezzo una montagna di ostacoli. Dall’assemblea straordinaria di Siena all’incognita Credit Agricole, fino all’intreccio azionario su Generali: “A livello teorico l’operazione potrebbe pure avere un senso, ma sulla fattibilità nutro più d’un dubbio: alla fine penso l’operazione di Intesa Sanpaolo andrà in porto”, dice in un’intervista all’AdnKronos Marcello Messori, economista, professore presso numerose università internazionali, tra le quali Louvain-la-Neuve, Paris – Nanterre, Nice-Sophia-Antipolis e Sciences Po ed ex presidente delle Ferrovie dello Stato Italiane.
Professore che impressione le ha fatto la mossa di Lovaglio?
“A livello teorico l’operazione potrebbe avere un senso, ma sulla fattbilità nutro più d’un dubbio”.
Partiamo dalla teoria.
“Monte dei Paschi di Siena è una banca tradizionale con una base soprattutto localizzata geograficamente in un’area determinata, che faceva fatica a incorporare Mediobanca e a sfruttarne tutte le potenzialità. Qualora andasse in porto un’incorporazione di Banco Bpm si allargherebbe molto l’attività della banca tradizionale: il Banco oltretutto ha anche le cosiddette fabbriche prodotto, alcune attività nella gestione della ricchezza finanziaria e altre attività finanziarie che potrebbero integrarsi con Mediobanca. Inoltre se andasse in porto l’acquisizione di Banche Generali si costituirebbe un polo importante nella gestione della ricchezza finanziaria che avrebbe un senso, ma c’è un però”.
Questione di fattibilità?
Ci sono molti ostacoli, il primo è l’assemblea straordinaria di Mps: basta fare i conti, serve la maggioranza qualificata intorno al 66%. Dopo il rinnovo inatteso dell’amministratore delegato Lovaglio, la struttura azionaria di Monte dei Paschi di Siena ha mostrato forte eterogeneità, d’altro canto per poter raggiungere il quorum assembleare qualificato sarebbe necessaria una convergenza tra i due soci di maggioranza relativa, cioè i più importanti, Delfin e il gruppo Cartagirone: per usare un eufemismo non mi sembra scontato. D’altro canto abbiamo già avuto un’avvisaglia nella discussione in consiglio di amministrazione”.
Non è che Lovaglio può contare sul sostegno dei fondi internazionali?

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