Chiedete a un foglianesaro che cosa sia la Festa del Grano e preparatevi a una risposta lunga. Perché difficilmente comincerà dai carri. Vi parlerà di San Rocco, della peste del 1656, dei campi, delle donne con i covoni sul capo, dei buoi. Poi, quasi certamente, entrerà qualcuno della sua famiglia: un padre che intrecciava, un nonno che insegnava, una sera trascorsa a osservare mani più esperte delle proprie.
A Foglianise la Festa non si racconta mai soltanto al presente.
Ieri mattina, nel 370° anniversario, la Sfilata dei Carri di Grano ha attraversato ancora una volta le strade del paese, dando corpo al tema scelto per il 2026: “Dalle radici nasce la comunità”. E ha cominciato dai bambini.
Prima delle cattedrali, prima dell’Europa, prima delle opere più ardite, sono arrivate le mani ancora inesperte dei più piccoli. Guidati da Marilena Mastrocinque, hanno osservato, provato, sbagliato, ricominciato. Poi sono tornate le donne con i covoni, la cernitura e la battitura, il carro con i buoi.
Perché prima di diventare arte il grano era fatica. Era pane. Era l’incertezza del raccolto e la gratitudine quando il raccolto arrivava. Era l’offerta a San Rocco.
Da lì comincia tutto. Le guglie vengono dopo.
Nel corso della sfilata, presso la Cappella di San Rocco, i Carri e i Maestri del Grano hanno ricevuto la solenne benedizione di don Nicola Gagliarde, alla sua prima Festa da parroco di Foglianise. Un gesto che ha ricondotto per un momento tutta quella bellezza alla devozione da cui,370 anni fa, la storia ha avuto inizio.
La Festa ha raccontato così la tradizione: un gesto che continua a passare di mano in mano. I bambini della Scuola dell’Infanzia dell’Istituto Comprensivo “Padre Isaia Columbro da Foglianise” avevano ricostruito il prospetto della Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo e Sant’Anna e il 9 giugno lo avevano portato fino a Piazza Santa Maria, consegnandolo al sindaco Giovanni Mastrocinque. «Il 16 agosto sfilerà» era stata la promessa. Ieri ha sfilato.
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