Vannacci pubblica il ‘manifesto’ di Futuro Nazionale: dal femminicidio a euro e migranti, il programma

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Roma, 11 gen. (Adnkronos) – “L’Italia ha bisogno di chiarezza, di coraggio e di un progetto vero. Oggi lo mettiamo nero su bianco. Pubblichiamo la prima parte della Base Ideologica e programmatica di Futuro nazionale per l’Italia del futuro (2027-2037) ‘Per l’amore dell’Italia di oggi e la speranza dell’Italia di domani”. Questo l’annuncio del leader del partito, Roberto Vannacci.
“È il frutto – spiega l’ex generale – di un lavoro raccolto dal basso, nel confronto con gli iscritti, inserito nella cornice valoriale del movimento per definire i programmi con cui intendiamo governare il Paese. Dieci anni di riferimento, due legislature: i valori, quelli, non hanno scadenza. Non è un elenco di promesse generiche. È la definizione di principi e strategie per i campi decisivi dell’emergenza nazionale. Il resto sarà sviluppato dalle Direzioni e dai Dipartimenti”.
“In queste pagine diciamo chi siamo e cosa faremo: una destra identitaria, pura e vitale, radicata nella tradizione romana e cristiana, determinata a riportare l’Italia sulle proprie radici. Un Paese sovrano, sicuro, libero e prospero. Un’Italia che mette al centro gli italiani, la famiglia naturale, l’identità, la sicurezza, il merito e la tradizione. Linee rosse non negoziabili: la vita dal concepimento alla morte naturale, la famiglia naturale, l’identità cristiana, la concezione romana del diritto. Un programma – conclude Vannacci – che non rimane scavato nella pietra ma è vivo e verrà integrato e cambiato ogni volta che le condizioni e la situazione lo richiederanno. Il testo è online. Le altre due parti arriveranno nelle prossime settimane”.

Nel testo, Futuro nazionale “afferma il principio che ‘le idee non si processano’. Si oppone, quindi, ai cosiddetti reati d’opinione, e alle norme che puniscono espressioni del pensiero senza nesso con atti concreti di violenza. Pur essendo eticamente contrari all’istigazione all’odio o, ovviamente, all’apologia di reato, Futuro nazionale ritiene che il confronto delle idee vada lasciate alla sede culturale e politica, non penale: il dissenso e la critica non possono essere messi a tacere con la minaccia di procedimenti giudiziari. Anche perché, nel passaggio dalla teoria alla pratica, portare il discernimento tra opinioni lecite ed opinioni illecite al livello del potere del legislatore o del giudice significa ottenere uno sbilanciamento e il rischio di un utilizzo arbitrario che possono minare la libertà del confronto culturale e che appaiono in contraddizione con il regime di impianto liberaldemocratico che di fatto da lungo tempo l’Italia si è data. In Parlamento ed in qualsiasi sede istituzionale, il partito si impegnerà per abrogare le leggi bavaglio, come la legge Mancino, e a maggior ragione non ammetterà alcun compromesso per l’introduzione di nuove leggi in tal senso”, sottolinea la Base Ideologica e programmatica di Futuro nazionale per l’Italia del futuro (2027-2037) pubblicata oggi.
“La promozione dei valori che fondano la nostra civiltà -si legge ancora nel documento- rimane responsabilità dei cittadini e dei corpi sociali intermedi senza la necessità di sopprimere per via giudiziaria le istanze critiche e le voci dissonanti. A questo proposito, l’articolo 23, comma 4-bis del Codice della Strada è stato trasformato da alcune amministrazioni comunali in uno strumento di censura selettiva. Futuro nazionale propone la modifica della norma, affinché i criteri di rimozione o diniego delle affissioni siano tassativi, oggettivi e non discrezionali, con esclusione di valutazioni di merito sul contenuto ideologico o valoriale dei manifesti, istituendo un meccanismo di ricorso rapido (massimo 72 ore) avverso le rimozioni arbitrarie, con obbligo per l’Ente di motivare per iscritto il provvedimento e sanzioni amministrative per i Comuni che utilizzino strumenti urbanistici o pubblicitari per censurare posizioni politiche, associative o valoriali lecite”.

L’italia, si legge ancora, deve essere “capace tanto di permanere nell’area euro ridefinendone i perimetri di politica monetaria quanto di opzionare l’uscita”. “Le scelte che hanno condotto, attraverso il lungo percorso passato dall’adesione al Sistema monetario europeo nel 1979 e dal divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro nel 1981, all’adesione alla moneta unica -si legge nel documento- hanno evidentemente portato il nostro Paese, specialmente per le metriche, le circostanze, il tasso di cambio ad un impoverimento della sua potenza economica e del potere d’acquisto reale delle famiglie italiane. Certamente vi sono stati anche alcuni effetti positivi dell’adesione alla moneta comune come l’inibizione di operazioni speculative sulla moneta (si ricordi quella condotta contro il nostro Paese e la lira da George Soros nel 1992), e un vantaggio sui costi di importazione, ma questi non hanno controbilanciato il prezzo economico e politico pagato sulla non concorrenzialità delle esportazioni, sulla diminuzione del potere d’acquisto e, considerando più in generale tutto il processo delle politiche monetarie dalla fine degli anni ’70 in poi, sulle distorsioni dell’indebitamento e sulla speculazione (anche con movente politico) dei mercati sui tassi di interesse dei nostri titoli, ad una perdita dell’uso potenziale della leva svalutativa (spesso male usata ma l’abuso non toglie l’uso), alla cessione completa di sovranità monetaria”.

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