(Adnkronos) – Il Pnrr dovrebbe consegnare all’Italia una rete ferroviaria più moderna, capiente ed efficiente. Nel frattempo, però, la concentrazione dei cantieri e delle interruzioni sta producendo un effetto opposto: meno treni merci, costi più alti per gli operatori e clienti costretti a spostare i propri carichi sulla strada. Il rischio è arrivare alla fine dei lavori con un’infrastruttura migliore, ma con un sistema industriale indebolito e una parte della domanda ormai stabilmente tornata alla gomma.
I dati diffusi da Fermerci descrivono un arretramento netto. Nel primo semestre del 2026 il traffico ferroviario delle merci si è fermato a 23,7 milioni di treni/km, rispetto ai 25,8 milioni dello stesso periodo del 2025. In sei mesi sono stati quindi persi oltre due milioni di treni/km, con una contrazione dell’8,1%.
Il calo non rappresenta un episodio isolato. Dopo il picco di 53,8 milioni di treni/km raggiunto nel 2021, il settore è sceso a 49,4 milioni nel 2025, chiudendo il terzo anno consecutivo in contrazione. Se la tendenza del primo semestre proseguisse, il 2026 potrebbe terminare intorno ai 45 milioni di treni/km: quasi nove milioni in meno rispetto al 2021 e un ritorno ai volumi di dieci anni fa.
Secondo Fermerci, la causa principale è rappresentata dalle interruzioni della rete necessarie per realizzare gli interventi finanziati dal Pnrr. L’associazione non attribuisce la responsabilità a Rfi, che starebbe cercando di mantenere a disposizione degli operatori la maggiore capacità residua possibile, ma individua un errore nella programmazione originaria: insieme alle risorse per costruire le opere, sostiene, sarebbe stato necessario prevedere fin dall’inizio un fondo per compensare le imprese danneggiate durante i lavori.
A spiegare il paradosso all’Adnkronos è il Direttore Generale di Fermerci, Giuseppe Rizzi, che chiede interventi immediati per mantenere in vita gli operatori e un piano pluriennale capace di recuperare i volumi perduti.
Il Pnrr dovrebbe rendere la ferrovia più competitiva, ma nel frattempo i cantieri stanno spingendo le merci fuori dai binari. È stato commesso un errore nella gestione dei lavori?
“Non parlerei di un errore nella gestione dei lavori da parte di Rfi. Il gestore sta facendo il possibile per organizzare le interruzioni e lasciare alle imprese la maggiore capacità ferroviaria residua possibile. Rispetto ad altri gestori europei, Rfi sta lavorando molto bene in una situazione estremamente complessa.
L’errore è stato compiuto più a monte, quando è stato costruito il Pnrr. Accanto al piano di investimenti sarebbe stato necessario creare un fondo destinato all’esercizio del traffico ferroviario merci, in grado di ristorare le imprese danneggiate dalle interruzioni. Con circa 1.300 cantieri da realizzare in un periodo molto ristretto, era inevitabile che si producesse un impatto sull’operatività. Le opere sono necessarie, ma non si è previsto come accompagnare le aziende durante la loro realizzazione”.

