Giornata mondiale della malattia di Sjögren, esperti: “Non sono solo occhi secchi”

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Roma, 23 lug. (Adnkronos Salute) – Non è semplicemente un disturbo degli occhi o della bocca. Dietro una secchezza persistente può nascondersi una malattia autoimmune sistemica capace di coinvolgere articolazioni, polmoni, reni, sistema nervoso e numerosi altri organi. È la malattia di Sjögren, una patologia cronica ancora poco conosciuta e spesso diagnosticata con anni di ritardo, nonostante possa compromettere in modo significativo la qualità della vita delle persone. In occasione della Giornata mondiale della malattia di Sjögren, Apmarr – Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare Aps Ets, in una nota, richiama l’attenzione sull’importanza di “riconoscere tempestivamente i segnali della malattia, favorire una diagnosi precoce e costruire percorsi assistenziali realmente multidisciplinari”, nei quali reumatologi, medici di medicina generale, oculisti, odontoiatri, pneumologi e gli altri specialisti coinvolti collaborino per garantire una presa in carico completa della persona.
La malattia di Sjögren – informa l’associazione – è una patologia autoimmune cronica nella quale il sistema immunitario attacca erroneamente l’organismo, colpendo principalmente le ghiandole salivari e lacrimali. Il risultato è una secchezza persistente degli occhi e della bocca, che rappresenta spesso il primo campanello d’allarme. Accanto a questi sintomi, tuttavia, possono comparire una stanchezza profonda e invalidante, dolori articolari e muscolari, tumefazione delle ghiandole salivari e manifestazioni sistemiche che interessano organi diversi, rendendo il quadro clinico estremamente eterogeneo.
“La malattia di Sjögren viene ancora troppo spesso identificata esclusivamente con la secchezza degli occhi o della bocca”, spiega Saviana Gandolfo, reumatologa presso l’Unità operativa di Reumatologia dell’ ospedale del mare di Napoli e docente della Scuola di Specializzazione in Reumatologia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli. “In realtà – continua l’esperta – è una patologia autoimmune sistemica che può interessare praticamente qualsiasi organo e manifestarsi con sintomi molto diversi tra loro. Questa eterogeneità rappresenta una delle principali cause del ritardo diagnostico. Riconoscere precocemente i campanelli d’allarme e indirizzare tempestivamente il paziente al reumatologo significa offrire una presa in carico più efficace e migliorare concretamente la qualità della vita.”

La varietà delle manifestazioni cliniche fa sì che molti pazienti si rivolgano inizialmente ad altri specialisti, come l’oculista per la secchezza oculare, l’odontoiatra o il ginecologo per la secchezza delle mucose o, ancora, lo pneumologo in presenza di un interessamento respiratorio, senza che venga subito ipotizzata una patologia autoimmune. Per questo è fondamentale diffondere una maggiore conoscenza della malattia non solo tra i cittadini, ma anche tra tutti i professionisti sanitari che possono intercettarne i primi segnali.
“La diagnosi della malattia di Sjögren non si basa su un singolo esame, ma sulla capacità di mettere insieme diversi elementi clinici e strumentali – chiarisce Gandolfo – L’anamnesi, la visita reumatologica, i test per valutare la produzione di lacrime e saliva, la ricerca degli autoanticorpi, la biopsia delle ghiandole salivari minori e, quando necessario, l’ecografia delle ghiandole salivari consentono di arrivare a una diagnosi accurata. Il messaggio più importante, però, è che una secchezza persistente non dovrebbe mai essere considerata un disturbo banale: deve essere approfondita senza aspettare che compaiano altri sintomi”.
La patologia “continua a essere sottovalutata perché i suoi segnali iniziali vengono spesso interpretati come disturbi comuni – sottolinea Nicoletta Del Papa, reumatologa presso l’Asst Gaetano Pini-Cto di Milano – Si stima che interessi circa 60 persone ogni 100mila abitanti, quindi all’incirca una persona ogni 1.500-2.000, con una netta prevalenza femminile. In una parte dei pazienti, però, la malattia può coinvolgere articolazioni, polmoni, sistema nervoso e altri organi, con un impatto significativo sulla qualità della vita. Per questo è fondamentale costruire percorsi multidisciplinari, che coinvolgano reumatologi, oculisti, odontoiatri, pneumologi e tutti gli specialisti in grado di cogliere i diversi segnali della malattia. È altrettanto importante rafforzare la collaborazione tra clinici, ricerca, istituzioni e associazioni di pazienti, perché solo un’azione condivisa può favorire diagnosi più tempestive e una presa in carico realmente efficace”.

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