Firenze, 3 lug. – (Adnkronos) – “Il rispetto deve essere un pilastro della nostra vita, nello sport come nei rapporti con gli altri”. È questo il messaggio più forte lanciato dall’ex fuoriclasse del Real Madrid e della nazionale spagnola Emilio Butragueno, intervenuto al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dove ha ricevuto il Premio Internazionale Fair Play Menarini.
In apertura del suo intervento, Butragueno ha voluto ringraziare gli organizzatori con una battuta sul tempo che passa: “Sto invecchiando e il fatto che si ricordino ancora di me è davvero bello. Lo considero un riconoscimento di grande valore. È sempre un piacere tornare in Italia, un Paese affascinante con una straordinaria passione per lo sport, soprattutto per il calcio. E poi Firenze è una città meravigliosa. Sono davvero felice di essere qui: è un grande onore condividere questo momento con campioni che rappresentano un esempio per tutti”.
Ripercorrendo la sua carriera, Butragueño ha ricordato il trionfo personale ai Mondiali del 1986 in Messico, quando realizzò uno storico poker di reti negli ottavi di finale contro la Danimarca, trascinando la Spagna al successo per 5-1. “Per un calciatore la Coppa del Mondo è il premio più grande che esista. È la competizione più prestigiosa per le nazionali e rappresentare il proprio Paese è un privilegio immenso”, ha raccontato. “Quello era il mio primo Mondiale e affrontavamo una Danimarca fortissima, una delle favorite per la vittoria finale. Aveva battuto l’Uruguay 6-1, la Scozia 1-0 e la Germania 2-0 nel girone. Quel giorno fui molto ispirato, ma nel calcio, come nella vita, serve anche fortuna. Bisogna essere preparati, ma un pizzico di fortuna è indispensabile”.
Il ricordo di quella partita è ancora vivido. “Segnare un gol ai Mondiali è già difficile, farne due lo è ancora di più. Segnarne quattro è qualcosa di incredibile, quasi difficile persino in allenamento. Il calcio quel giorno mi regalò questa gioia. Sono passati quarant’anni e ancora oggi se ne parla: significa che quella partita è rimasta nella memoria. Rivedendo le immagini si capisce quanto fosse forte quella Danimarca. Il 5-1 può sembrare netto, ma la partita fu molto più equilibrata di quanto racconti il risultato”.
Butragueno ha poi ricordato gli anni della celebre “Quinta del Buitre”, il gruppo di giovani talenti cresciuti nel Real Madrid che avrebbe segnato un’epoca. “È stata una storia bellissima. Eravamo tutti nella squadra riserve, il Real Madrid Castilla, e per noi era motivo di enorme orgoglio. Giocavamo al Santiago Bernabéu il sabato pomeriggio e normalmente c’erano circa 15 mila spettatori. Ma quella stagione iniziammo molto bene, esprimendo un calcio offensivo e creativo, nonostante militassimo nella Seconda Divisione, un campionato molto impegnativo per una squadra giovanile”.
L’entusiasmo dei tifosi crebbe rapidamente. “Arrivammo a giocare davanti a 65 mila persone e, in un’altra occasione, il Bernabéu fu completamente esaurito, con 90 mila spettatori. Fu qualcosa di spettacolare e indimenticabile”. Infine, l’ex attaccante ha spiegato il valore del fair play, ricordando di non essere mai stato espulso nelle oltre 460 partite ufficiali disputate con la maglia del Real Madrid. “Al Real Madrid mi hanno insegnato che il rispetto è fondamentale: per i compagni, per gli avversari, per il club e anche per se stessi. Dovevamo sempre vincere, ma l’avversario è prima di tutto un collega, una persona che svolge il nostro stesso lavoro e merita sempre stima e riconoscimento”.




