(Adnkronos) – inquanta membri del Parlamento europeo hanno inviato ieri una lettera alla Fifa chiedendo l’apertura di un’indagine sul presidente Gianni Infantino per “le decisioni di introdurre un Premio per la Pace Fifa annuale e poi di assegnare il premio al presidente statunitense Donald Trump”. La lettera è indirizzata a Infantino stesso e al Consiglio Fifa, il principale organo decisionale dell’organizzazione.
L’iniziativa, guidata dall’eurodeputato irlandese Barry Andrews, del gruppo Renew Europe, insieme a Lara Wolters dei Paesi Bassi e Niels Fuglsang della Danimarca, entrambi socialdemocratici, sollecita un’indagine “a fondo” e “con la massima rapidità e sincerità” da parte del Comitato Etico della Fifa.
Dubbi sulla neutralità politica
Il riconoscimento per la Pace era stato annunciato nel novembre 2025 e consegnato da Infantino a Trump il successivo 5 dicembre, durante il sorteggio dei Mondiali a Washington. Secondo gli eurodeputati, l’assegnazione ha sollevato dubbi sulla neutralità politica della federazione calcistica, soprattutto alla luce dei rapporti pubblici tra Infantino e il presidente degli Stati Uniti.
Ma la richiesta riguarda anche il processo decisionale che ha portato, a monte, all’istituzione del riconoscimento, perché non è chiaro se il Consiglio Fifa sia stato adeguatamente informato o coinvolto prima della creazione del Premio, né sono chiari i criteri dell’assegnazione, né, in definitiva, se sia stata un’iniziativa unilaterale di Infantino.
Secondo gli eurodeputati firmatari della lettera, le dichiarazioni e il comportamento del presidente della Fifa rischiano di entrare in contrasto con lo statuto della Federazione, che ne stabilisce “la neutralità in materia politica e religiosa”, obbligo che riguarda anche i dirigenti e che prevede sanzioni.
La lettera descrive i Mondiali del 2026 come un torneo già segnato da diverse controversie, dai prezzi elevati dei biglietti e dai problemi legati ai visti. E afferma che la consegna del primo Fifa Peace Prize a Trump ne rappresenta “forse l’evento più preoccupante“.
Il reclamo della ong FairSquare


