Roma, 5 giu. (Adnkronos) – Il punto, sottolinea, non è rallentare l’innovazione, ma governarla.
Tecnologia e rischio: un equilibrio da costruire
L’adozione di nuove tecnologie introduce una doppia dimensione di rischio. “Da un lato la tecnologia può essere utilizzata in modo improprio, dall’altro può diventare essa stessa uno strumento di attacco”, osserva. Un esempio emblematico è l’intelligenza artificiale: “offre enormi benefici in termini di efficienza e automazione, ma introduce anche nuove dimensioni di rischio che devono essere gestite con attenzione”.
In questo scenario, la cybersecurity assume un ruolo duplice: abilitare un’adozione sicura delle tecnologie e, allo stesso tempo, sfruttarle per rafforzare le difese.
Sicurezza e fiducia: il nodo dei dati
Accanto ai rischi tecnologici, emerge un elemento centrale: la fiducia dei cittadini. “La protezione dei dati personali e la sicurezza dei servizi non sono solo categorie di rischio, ma il fondamento della fiducia”, sottolinea. Dati anagrafici, sanitari, fiscali e giudiziari rappresentano oggi il vero patrimonio dello Stato e devono essere protetti con lo stesso livello di attenzione riservato alle infrastrutture critiche. “Proteggere i dati significa inevitabilmente proteggere anche i servizi digitali che su quei dati si basano”, evidenzia.
Dalla singola amministrazione all’ecosistema
Negli ultimi anni, anche grazie al Pnrr, la digitalizzazione della Pa ha accelerato. Ma questa evoluzione ha cambiato il contesto di riferimento. “Oggi ogni amministrazione non opera più in modo isolato, ma è parte di un ecosistema digitale interconnesso”, osserva.

