Roma, 4 giu. (Adnkronos Salute) – La combinazione di tislelizumab con zanidatamab e chemioterapia ha dimostrato un beneficio statisticamente significativo in sopravvivenza globale, con un miglioramento di 7 mesi nel trattamento di prima linea del carcinoma gastroesofageo (Gea) Her2-positivo. Sono i risultati dello studio di fase 3 Herizon-Gea-01, pubblicati su ‘The New England Journal of Medicine’ e illustrati in una presentazione orale (Rapid Oral Abstract: 4010) all’Annual Meeting dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) che si è svolto in questi giorni a Chicago. Nel corso della presentazione, sono stati evidenziati i benefici indipendentemente dallo status Pd-l1, inclusi i pazienti con Pd-l1 <1%. Nello specifico - informa BeOne Medicines in una nota - lo studio ha valutato zanidatamab più chemioterapia, con e senza tislelizumab, rispetto al braccio di controllo costituito da trastuzumab più chemioterapia come trattamento di prima linea per Gea Her2+ avanzato/metastatico. L’adenocarcinoma gastroesofageo, che comprende i tumori dello stomaco, della giunzione gastroesofagea e dell’esofago, rappresenta il quinto tumore più comune a livello mondiale. Circa il 20% dei pazienti con Gea presenta una malattia Her2+. La prognosi complessiva - si legge nella nota - rimane sfavorevole, con un tasso globale di sopravvivenza a 5 anni inferiore al 30% per il tumore gastrico e pari a circa il 19% per il Gea. Zanidatamab è un anticorpo bispecifico diretto contro il recettore 2 del fattore di crescita epidermico umano (Her2), che si lega a due siti extracellulari di Her2 e riduce l’espressione del recettore sulla superficie delle cellule tumorali. Tislelizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato anti-programmed cell death protein 1 (Pd-1) di immunoglobulina G4 (IgG4), progettato in modo unico, con elevata affinità e specificità di legame per Pd-1, per minimizzare il legame con i recettori Fc-gamma (Fcγ) sui macrofagi, contribuendo ad aiutare le cellule immunitarie dell’organismo a riconoscere e combattere i tumori. "I risultati dello studio Herizon-Gea-01 pubblicati sul ‘The New England Journal of Medicine’ e presentati in una presentazione orale all'Asco - spiega Filippo Pietrantonio, responsabile Oncologia medica gastroenterologica alla Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano - forniscono nuovi dati riguardo al regime costituito da tislelizumab aggiunto a zanidatamab più chemioterapia, che ha dimostrato un miglioramento significativo degli outcome per i pazienti con adenocarcinoma gastroesofageo Her2-positivo. In particolare, i risultati di questo studio, destinato a cambiare la pratica clinica, mostrano che questo regime ha determinato un beneficio in sopravvivenza anche indipendentemente dal Pd-l1 <1%”. Nel dettaglio - riferisce l’azienda - i dati dello studio Herizon-Gea-01 evidenziano: miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale (Os) con zanidatamab più tislelizumab e chemioterapia, raggiungendo una Os mediana di 26,4 mesi; una Os mediana di 24,4 mesi è stata riportata con zanidatamab più chemioterapia e di 19,2 mesi nel braccio di controllo. Inoltre, È stata registrata un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (Pfs) in entrambi i bracci contenenti zanidatamab con una Pfs mediana di 12,4 mesi. La durata della risposta (DoR) mediana è stata di 20,7 mesi con zanidatamab e tislelizumab più chemioterapia; DoR mediana di 14,3 mesi con zanidatamab più chemioterapia e di 8,3 mesi nel braccio di controllo. La presentazione orale all’Asco, ha riguardato nuovi dati che dimostrano un beneficio indipendentemente dallo status Pd-l1. “Con 26 mesi di follow-up, miglioramenti significativi della Pfs e della Os con zanidatamab più tislelizumab e chemioterapia sono stati osservati sia nei pazienti Pd-l1 positivi sia in quelli Pd-l1 negativi rispetto al braccio di controllo; i dati sono risultati coerenti tra tumor area positivity (Tap) e combined positive score (Cps). Nei pazienti con Pd-l1 Tap <1% e ≥1%, la Pfs a 18 mesi è risultata rispettivamente del 50,3% e del 42,6%, mentre la Os a 24 mesi è risultata del 63,7% e del 53,5% nell’associazione con tislelizumab. Nei pazienti Pd-l1 negativi (Tap <1%), la Os mediana è risultata di 29,7 mesi con l’aggiunta di tislelizumab rispetto a 15,8 mesi nel braccio di controllo. Nei pazienti Pd-l1 positivi (Tap ≥1%), la Os mediana è risultata di 26,4 mesi con tislelizumab rispetto a 21,2 mesi nel braccio di controllo. I risultati sono stati coerenti attraverso i diversi metodi di valutazione del Pd-l1. Infine, nei pazienti con Tap <1%, il regime zanidatamab più tislelizumab e chemioterapia ha determinato una mPfs di 18,5 mesi rispetto a una mPfs di 7,9 mesi nel braccio di controllo, mentre nei pazienti con Tap ≥1% la mPfs è risultata di 11,3 mesi versus 8,3 mesi nel braccio di controllo”. “I risultati dello studio Herizon-Gea-01, ora pubblicati sul The New England Journal of Medicine con una dettagliata analisi per sottogruppi presentata in una sessione orale all’Asco – afferma Mark Lanasa, Chief Medical Officer, Solid Tumors di BeOne Medicines - rafforzano le evidenze a supporto del ruolo di tislelizumab nel determinare un beneficio sostenuto e statisticamente significativo in sopravvivenza globale. Con una Os mediana superiore a 26 mesi, il braccio contenente tislelizumab si posiziona come un nuovo approccio terapeutico rilevante in una malattia in cui permane un importante bisogno medico insoddisfatto”.

