La passione per la storia della mia città mi ha condotto a descrivere e tradurre per la prima volta un manoscritto rimasto, fino a oggi, poco conosciuto e studiato.
Fra i manoscritti conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana, il Barb. lat. 2062 rappresenta una fonte di grande interesse per la storia di Benevento e per la memoria della conquista angioina del 1266. Il codice, appartenente al fondo Barberiniano Latino, conserva infatti una copia latina relativa agli eventi successivi alla battaglia di Benevento, lo scontro che segnò la fine del regno di Manfredi di Svevia e l’affermazione di Carlo d’Angiò nel Mezzogiorno d’Italia.
La pagina conservata al foglio 135 recto non è una cronaca contemporanea nel senso stretto del termine, ma una trasmissione di memorie successivamente, copiata e tramandata attraverso ambienti eruditi beneventani. Pertanto il documento è particolarmente prezioso: non solo perché racconta la devastazione della città, ma perché mostra come quella tragedia venne ricordata nei secoli successivi.
La battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266 fu uno degli episodi decisivi della storia medievale italiana. Da una parte combatteva Manfredi, figlio di Federico II di Svevia e sovrano del Regno di Sicilia; dall’altra Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX e sostenuto dal papato. La vittoria angioina determinò il tramonto definitivo del progetto politico svevo nell’Italia meridionale. Benevento, città strategicamente collocata fra potere pontificio e mondo imperiale, pagò duramente le conseguenze dello scontro.
Il manoscritto restituisce una memoria drammatica di quei giorni.
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