Roma, 28 mag. (Adnkronos/Labitalia) – “Il tema del lavoro transfrontaliero riguarda migliaia di persone che ogni giorno attraversano un confine che pur restando giuridicamente esistente, ormai da tempo è superato dalla realtà economica e sociale dei nostri territori”. Lo afferma Valeria Vittimberga, direttrice generale Inps, aprendo i lavori del convegno ‘Il lavoro frontaliero fra Italia, Francia e Principato di Monaco’, ospitato al Casinò di Sanremo. Tra Liguria, Costa Azzurra e il Principato si registra una delle aree di mobilità lavorativa più dinamiche d’Europa: si stimano 8.000 lavoratori frontalieri italiani occupati stabilmente nel solo Principato di Monaco, oltre ai numerosi lavoratori che quotidianamente operano tra Italia e Francia, soprattutto nelle aree di Mentone, Nizza e nelle Alpi Marittime. Una mobilità che coinvolge famiglie, imprese, professionisti e anche amministrazioni pubbliche come le nostre, creando un sistema economico e sociale fortemente integrato. Proprio per questo motivo il compito delle istituzioni pubbliche non può limitarsi all’applicazione delle norme esistenti. Dobbiamo accompagnare il cambiamento del lavoro contemporaneo, garantire certezza giuridica, tutelare i diritti sociali e previdenziali dei lavoratori e costruire strumenti amministrativi che siano semplici e vicini ai cittadini. L’Inps sente pienamente questa responsabilità, essendo non soltanto il principale ente previdenziale italiano, ma anche uno dei maggiori attori europei nel campo della protezione sociale, con una funzione che assume sempre di più una dimensione internazionale.
“Le carriere lavorative stanno cambiando rapidamente, sempre di più un lavoratore matura esperienze contributive in più Stati – aggiunge Vittimberga – Le cosiddette carriere internazionali non rappresentano più un’eccezione ma una prospettiva ordinaria, soprattutto per le giovani generazioni. Per questo il coordinamento europeo dei sistemi di sicurezza sociale assume oggi un’importanza strategica. E’ anche uno dei principali motivi per cui in Inps abbiamo creato la direzione relazioni internazionali. Negli ultimi mesi il dibattito europeo si è concentrato in particolare sulle prestazioni di disoccupazione, su quale sia lo Stato tenuto all’erogazione di queste prestazioni, quello di residenza oppure quello del luogo di lavoro del lavoratore”.
“Si è concentrato – continua – sul rafforzamento dei meccanismi di cooperazione tra gli enti previdenziali e del lavoro nei diversi Stati membri, proprio per fronteggiare una mobilità lavorativa sempre più intensa e complessa. In questo quadro desidero ricordare il recente accordo sottoscritto tra Inps e France Travail in materia di prevenzione delle frodi e scambio di dati relativi alle prestazioni di disoccupazione. Un accordo, di cui andiamo molto fieri, favorito anche dall’Autorità europea del lavoro che consentirà lo scambio strutturato di informazioni e di buone pratiche finalizzato a rafforzare la correttezza dei sistemi di welfare e a tutelare le risorse pubbliche destinate ai cittadini che ne hanno effettivamente diritto”.
“Il tema del telelavoro transfrontaliero, così come quello dei cosiddetti nomadi digitali, rappresenta probabilmente la sfida più attuale e più concreta che siamo chiamati ad affrontare e che interessa sempre più lavoratori, in gran parte giovani, ma non solo. L’esperienza maturata negli anni successivi alla pandemia – spiega – ha modificato profondamente il concetto stesso di lavoro frontaliero. Sempre più lavoratori svolgono infatti attività contemporaneamente in più Stati alternando presenza fisica e lavoro da remoto. Questo fenomeno è estremamente positivo, un’innovazione molto favorevole per la qualità della vita, per la sostenibilità ambientale, per la modernizzazione del lavoro; però pone anche questioni molto delicate in materia di legislazione applicabile, contribuzione previdenziale, tutela sociale”.
“Italia e Principato di Monaco – ricorda hanno affrontato questa sfida con grande lungimiranza attraverso l’Emendamento 1 alla Convenzione Generale di Sicurezza Sociale tra la Repubblica Italiana e il Principato. L’accordo consente ai lavoratori residenti in uno dei due Stati che svolgono attività in telelavoro per un datore di lavoro situato nell’altro Stato, di continuare ad essere assoggettati alla legislazione sociale del paese del datore di lavoro. Si tratta di un risultato estremamente importante per i lavoratori frontalieri e per il tessuto economico del Ponente Ligure e del Principato, perché dimostra come il diritto internazionale e come la cooperazione amministrativa a valle del diritto internazionale possano adattarsi concretamente all’evoluzione del lavoro contemporaneo. Per l’Inps questi temi sono talmente rilevanti che è stato istituito anche il gruppo specifico dei lavoratori frontalieri dedicato all’analisi e alla gestione delle problematiche connesse alla mobilità internazionale dei lavoratori. In questo contesto desidero anticipare che stiamo lavorando e saranno presto disponibili anche in versione digitale, sorta di guida interattiva personalizzata rivolta alla cittadinanza sviluppati dall’Inps e disponibili sia in lingua italiana sia in lingua francese. Questi strumenti dei simulatori digitali saranno degli strumenti innovativi destinati ad aiutare i lavoratori, le imprese e i professionisti nell’individuazione della legislazione applicabile nei casi di attività lavorativa svolta contemporaneamente in più paesi”.
“Quando un lavoratore frontaliero – prosegue Vittimberga – riesce a comprendere facilmente quali siano i propri diritti previdenziali, quale normativa si applichi, come verranno valorizzati i contributi versati in diversi paesi o quali siano da tutelare in caso di disoccupazione, allora le istituzioni stanno davvero svolgendo il proprio compito. E anche per questo motivo occasioni come quella odierna assumono un valore che va ben oltre il semplice ragionamento tecnico. Rappresentano un momento di costruzione di una vera cultura della cooperazione europea. I territori di confine non devono essere percepiti come periferie degli Stati, devono essere percepiti come dei laboratori avanzati di Unione Europea, nei quali sperimentare modelli innovativi di collaborazione amministrativa e sociale. La Liguria, la Francia e il Principato di Monaco condividono una storia comune di relazioni economiche, culturali e lavorative che precede persino gli attuali assetti istituzionali europei. E oggi abbiamo l’opportunità di consolidare ulteriormente questi rapporti anche attraverso una gestione moderna efficiente e condivisa delle politiche del lavoro, della protezione sociale”.




