Congresso Fadoi, Para (Careggi): “Nuovo algoritmo per ridurre riacutizzazioni Bpco”

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Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute) – “La gestione della Bpco è ancora segnata da criticità importanti. La diagnosi è spesso tardiva e, a pesare, è anche la difficoltà di mantenere nel tempo un controllo stabile della malattia. La terapia inalatoria è il pilastro del trattamento. Tuttavia, nella real life l’aderenza resta bassa e questo incide direttamente sul rischio di riacutizzazioni”. Così Ombretta Para, co-management medico-chirurgico, Medicina interna, Azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze, intervenendo al Congresso Fadoi- Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, che si è appena concluso a Rimini, interveniente sul tema centrale della broncopneumopatia cronica ostruttiva, patologia che interessa milioni di persone.
Proprio partendo da questo scenario – con una quota rilevante di pazienti che non raggiunge un adeguato controllo della malattia ed è ancora esposta a eventi acuti – nasce la revisione dell’algoritmo per la gestione della Bpco in medicina interna, già sviluppato nel 2019. “L’obiettivo del nuovo algoritmo – spiega – è fornire uno strumento semplice e operativo in grado di guidare le scelte cliniche, standardizzare i percorsi e favorire una gestione più appropriata e continuativa della terapia, riducendo la variabilità tra i clinici”.
“Ridurre le riacutizzazioni è il vero obiettivo clinico: ogni evento acuto accelera il declino e aumenta il rischio di ospedalizzazione – sottolinea l’esperta – Questo implica anche una maggiore attenzione all’ottimizzazione e alla personalizzazione del percorso terapeutico nei pazienti che non raggiungono un controllo ottimale”. Determinante, in questo senso, è anche la gestione del post-riacutizzazione. “È fondamentale strutturare, già alla dimissione, un follow-up personalizzato, che consenta di mantenere il controllo della malattia e prevenire nuovi episodi acuti – evidenzia Para – In un contesto in cui oltre l’80% dei pazienti presenta comorbidità e più del 50% ne ha 3 o 4, la Bpco richiede sempre più un modello di presa in carico integrato e multidisciplinare, guidato dall’internista, capace di garantire continuità terapeutica e migliorare gli esiti clinici”.
“Dopo una riacutizzazione, la stabilizzazione del paziente è il passaggio cruciale” nella Bpco. “Serve costruire un follow-up efficace già alla dimissione, personalizzato in base alla gravità clinica, alle modifiche terapeutiche e alla presenza di comorbidità, spesso cardiovascolari”.
Passare dalla gestione dell’emergenza al controllo nel tempo della malattia, riducendo riacutizzazioni e ospedalizzazione, è la sfida nella Bpco emersa al congresso che si è svolto in questi giorni a Rimini. “La continuità delle cure e l’aderenza alla terapia sono determinanti – afferma Para – Senza una gestione costante del trattamento è difficile ottenere una stabilità clinica duratura”. Il follow-up rappresenta quindi un momento chiave per individuare i pazienti con scarso controllo della malattia. “E’ proprio nel monitoraggio nel tempo – chiarisce – che possiamo intercettare precocemente chi continua ad avere sintomi o riacutizzazioni e che necessita di una rivalutazione del percorso terapeutico”. In questo percorso, un ruolo chiave è rappresentato dal paziente. “Strumenti come il Cert, un questionario che nasce proprio per sensibilizzare il paziente a riconoscere precocemente i sintomi di una possibile riacutizzazione – illustra l’esperta – permettono di intervenire tempestivamente, riducendo il rischio di peggioramento e di ricovero. Ma soprattutto aumentano la consapevolezza della malattia, che è la base per migliorare l’aderenza terapeutica”.
In questo contesto è fondamentale anche il ruolo del medico di medicina generale. “E’ il primo riferimento sul territorio e può intercettare precocemente i segnali di scarso controllo, verificare il corretto utilizzo dei dispositivi e accompagnare il paziente nel percorso di cura”, spiega Para. Da qui la necessità di rafforzare il collegamento tra ospedale e territorio. “La collaborazione tra internista, pneumologo e medico di medicina generale, insieme all’utilizzo di strumenti come telemedicina e percorsi condivisi – osserva – è essenziale per garantire continuità assistenziale. In pazienti spesso complessi e con più patologie croniche – conclude l’esperta – un’organizzazione integrata consente di ridurre riacutizzazioni, ricoveri e migliorare la qualità di vita, rendendo più efficace l’intero percorso di gestione della Bpco”.

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