Vaccini, Falcone (Simit): “Evitano antibiotici inutili in 50-75% casi di infezione da Rsv”

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Roma, 22 mag. (Adnkronos Salute) – “La percentuale di prescrizione di antibiotici in persone che hanno solo il virus respiratorio sinciziale (Rsv), che quindi dovrebbero essere curate senza antibiotici, è del 50% nei pazienti con diagnosi in comunità e arriva quasi al 75% nei soggetti ricoverati in ospedale con diagnosi di Rsv. Questo significa che consumiamo una quantità enorme di antibiotici inutili a causa di infezioni virali che invece sarebbero prevenibili con il vaccino”. Così Marco Falcone, segretario nazionale della Simit-Società italiana malattie infettive e tropicali, professore ordinario di Malattie infettive presso la Facoltà di Medicina dell’università di Pisa, commenta i dati del poster ‘Prevention of Rsv in adults as a strategy to reduce antibiotic consumption and antimicrobial resistance in Italy’, al convegno Icar-Italian Conference on Aids and Antiviral Research, che si conclude oggi a Catania.
La patologia da Rsv, con circa 29mila casi e oltre 26mila ricoveri ospedalieri annui in Italia, “sta emergendo come una problematica importante nell’anziano, il cui impatto non è ancora pienamente riconosciuto, anche da parte della popolazione medica – spiega Falcone – Parliamo infatti di pazienti con patologie cardiovascolari, respiratorie o oncologiche che, a causa di questa infezione virale, vanno incontro a riacutizzazioni, polmoniti e uno scompenso delle loro condizioni cliniche, con possibili complicanze legate all’ospedalizzazione e, nei casi più gravi, anche alla morte. Quando ci troviamo di fronte a infezioni virali che non vengono tempestivamente riconosciute – anche perché i test diagnostici, come il test molecolare diretto, non vengono eseguiti nella maggioranza dei casi o comunque non sono disponibili in tutti gli ospedali – accade che, davanti a una persona con febbre e sintomi respiratori, venga iniziata una terapia antibiotica inappropriata”.
Come Simit “abbiamo avviato ormai da oltre 1 anno un progetto chiamato Resistimit – ricorda l’esperto – che valuta l’impatto clinico della resistenza agli antibiotici nei pazienti ospedalizzati con infezioni da batteri multiresistenti. I dati, che saranno pubblicati a breve, dimostrano che l’impatto in termini di mortalità varia da un 10-15% per alcuni batteri fino al 40-50% per altri. Per alcune specie batteriche resistenti agli antibiotici, infatti, i tassi di mortalità arrivano vicino al 50%. E parliamo dei migliori ospedali italiani – osserva – Questo significa che oggi il problema rappresenta la principale minaccia per la salute dei pazienti ricoverati, poiché la prima causa di morte in ospedale è rappresentata proprio dalle infezioni acquisite durante il ricovero”.
In questo contesto, “la vaccinazione contro influenza, virus respiratorio sinciziale e pneumococco è quindi uno strumento fondamentale contro infezioni e ospedalizzazioni – rimarca l’infettivologo – Attraverso la prevenzione vaccinale è possibile ridurre in modo significativo anche il consumo degli antibiotici. Se vaccinassimo la popolazione a rischio e riducessimo in maniera significativa le infezioni da Rsv – chiarisce – potremmo diminuire anche l’utilizzo inappropriato degli antibiotici. Più antibiotici utilizziamo, più aumenta l’antibiotico-resistenza – avverte – L’Italia, infatti, è il primo Paese in Europa per tasso di resistenza agli antibiotici ed è anche quello con il più alto numero di morti per infezioni causate da batteri antibiotico-resistenti”.
Contro l’antibiotico-resistenza sono importanti “attività di comunicazione finalizzate a ridurre il consumo di antibiotici, anche quelli più comuni – evidenzia Falcone – Tuttavia, il grosso del consumo riguarda proprio gli antibiotici di prima fascia, quelli prescritti più frequentemente dai medici di medicina generale: amoxicillina, macrolidi, fluorochinoloni. Per questo, investire sulla vaccinazione, che permette di prevenire le infezioni e quindi di ridurre il consumo di antibiotici, rappresenta una strategia molto importante – ribadisce – Purtroppo, secondo l’ultimo report dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, continuiamo a consumarne troppi antibiotici. Per questo bisogna investire anche in strategie alternative, non soltanto nella comunicazione o nelle azioni finalizzate a limitare l’uso di alcuni farmaci, ma soprattutto nella prevenzione con la vaccinazione, e andare alla radice del problema”.

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