Roma, 13 mag. (Adnkronos Salute) – “Molti pazienti con encefalopatia epatica arrivano alla diagnosi tardi, spesso già in fase avanzata. Il ritardo diagnostico è uno dei determinanti più importanti dell’evoluzione prognostica e funzionale dei pazienti con cirrosi epatica”.
Così Giacomo Germani, segretario dell’Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf), alla presentazione – oggi a Roma – della campagna ‘Encefalopatia epatica: riEEsci a vederla?’, promossa da Alfasigma in collaborazione con associazione EpaC Ets e con i patrocini di Aigo – Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, Aisf, Cleo – Club degli epatologi ospedalieri, Fadoi – Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti e Simg – Società italiana di medicina generale e delle cure primarie.
L’encefalopatia epatica, spiega lo specialista, “è una complicanza neurologica della cirrosi che può manifestarsi inizialmente in forme lievi, definite ‘encefalopatia minima’, ma evolvere progressivamente in forme più gravi e conclamate. In questi casi il paziente può sviluppare importanti alterazioni neurologiche, fino al coma, con conseguente necessità di ricovero ospedaliero. Per questo – avverte Germani – è fondamentale riconoscere tempestivamente non solo i fattori che possono scatenare la patologia, come infezioni, disidratazione o stipsi, ma anche i sintomi più precoci e lievi. Tra questi rientrano alterazioni del ritmo sonno-veglia, difficoltà di concentrazione o lievi problemi motori, segnali che spesso vengono sottovalutati o confusi altre alterazioni neurologiche associate magari all’età del paziente o ad altre comorbidità”.
“Una diagnosi precoce e una presa in carico adeguata già nelle fasi iniziali della malattia possono fare la differenza, migliorando prognosi, qualità di vita e gestione clinica dei pazienti con cirrosi epatica ed encefalopatia”, conclude l’esperto.




