Usa-Cina, Trump oggi a Pechino per il summit con Xi: cosa c’è sul tavolo

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Washington, 12 mag. (Adnkronos) – Donald Trump oggi in Cina per l’atteso summit con Xi Jinping. Tuttavia, dopo il volo a bordo dell’Air Force One partito nel pomeriggio di ieri da Washington, nel programma diffuso dalla Casa Bianca non viene indicato nessun impegno ufficiale per il presidente nella sua prima giornata a Pechino. Come anticipato, infatti, l’intero programma del vertice sarà concentrato tra domani e venerdì.
Per il presidente degli Stati Uniti, al suo secondo mandato alla Casa Bianca, è la prima volta dal 2017. Il leader cinese nel frattempo ha consolidato il suo potere, con un terzo mandato senza precedenti. Mentre il mondo attende il vertice, che si sarebbe dovuto tenere a marzo, intanto l’Asia teme un rafforzamento del gigante asiatico.
Alle 10 del mattino di giovedì, ora di Pechino, Trump verrà accolto da Xi nella Grande Sala del Popolo e a seguire, alle 10.15, inizieranno i colloqui bilaterali tra i due leader. In serata poi, alle 18, Trump parteciperà al banchetto di Stato offerto in suo onore da Xi.
Venerdì 15 il secondo round di incontri tra Trump e Xi, preceduto, alle 11.30, dallo scatto di una “friendship photo” una foto dell’amicizia tra i due presidenti. Il programma diffuso dalla Casa Bianca prevede quindi alle 11.40 un “bilateral tea”, in cui è prevista la presenza dei giornalisti al seguito, e poi un “bilateral lunch”, chiuso alla stampa. A seguire la partenza per il rientro a Washington.
Trump chiederà al suo omologo cinese Xi Jinping di “aprire” la Cina alle imprese americane. “Chiederò al presidente Xi – leader senza pari – di aprire la Cina affinché queste persone brillanti possano operare la loro magia e contribuire ad elevare la Repubblica Popolare a un livello ancora più alto!”, ha scritto il presidente americano sui social media riferendosi agli imprenditori americani che lo accompagnano durante la sua visita.
Intanto il Dragone, in vista dell’incontro, si è detto pronto a collaborare con gli Stati Uniti per perseguire una “maggiore stabilità” a livello globale. “La diplomazia di alto livello svolge un ruolo strategico insostituibile nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun durante una conferenza stampa. “La Cina è disposta a collaborare con gli Stati Uniti nello spirito di uguaglianza, rispetto e mutuo vantaggio, per ampliare la cooperazione, gestire le divergenze e infondere maggiore stabilità e certezza in un mondo volatile e interconnesso”, ha aggiunto Guo.
Resta l’ombra del ‘dossier’ Iran su un appuntamento a cui Xi, dicono gli osservatori, si avvicina con poche aspettative. La Cina ha ribadito che le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro tre società con sede nel Paese, accusate da Washington di sostenere le attività militari iraniane, sono “illegali e unilaterali”, avvertendo che Pechino tutelerà gli interessi delle aziende coinvolte. “Abbiamo sempre richiesto alle imprese cinesi di condurre le proprie attività nel rispetto delle leggi e dei regolamenti”, ha dichiarato Guo aggiungendo che “la Cina salvaguarderà con fermezza i diritti e gli interessi legittimi delle imprese cinesi”. Le sanzioni erano state annunciate nei giorni scorsi dal Dipartimento di Stato americano nei confronti di dieci individui e società, tra cui entità con sede in Cina e a Hong Kong, accusati dagli Stati Uniti di sostenere gli sforzi militari dell’Iran. La decisione è arrivata proprio a ridosso della visita di Trump a Pechino. “La priorità urgente è impedire in ogni modo una ripresa dei combattimenti, piuttosto che usare la guerra per associare e screditare maliziosamente altri Paesi”, ha aggiunto Guo.
Intanto in Asia, fra gli altri Paesi, ci sarebbe una forma di cautela che nasconderebbe non pochi timori. Non passa inosservata a un’analisi del New York Times una serie di accordi conclusi di recente. Il giornale li elenca: la Polonia ospiterà presto linee di produzione di tank sudcoreani, l’Australia sta acquistando navi da guerra dal Giappone, il Canada fornirà uranio in India, mentre l’India offre missili da crociera al Vietnam e il Brasile costruisce aerei cargo militari per gli Emirati Arabi Uniti. Ogni accordo, secondo l’analisi, rappresenta un “tentativo” da parte delle cosiddette ‘Middle powers’ di “proteggersi” nel mezzo delle ripercussioni del conflitto in Iran e in vista del vertice.

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