Caro direttore,
ho letto su vari giornali locali la proposta di delibera per l’istituzione di una nuova via cittadina intitolata a Giacomo Matteotti in sostituzione di quella attuale.
Ho atteso invano che qualche esponente politico cittadino presente in Consiglio Comunale esprimesse la sua opportuna disapprovazione.
La proposta, gravemente oltraggiosa per la nobile personalità del martire socialista, è moralmente irrispettosa e politicamente indegna di qualsivoglia considerazione.
La grandezza dell’uomo Matteotti non potrà mai prestarsi a un così volgare baratto, né si potrà mai consentire di porre in essere un ennesimo atto camuffato da una proposta ipocritamente riparatrice.
Ciò che desta ulteriore sdegno è la data di approvazione della delibera: 24 aprile 2026, la vigilia del 25 aprile, o Festa della Liberazione, come a ribadire che i fascisti lo hanno ucciso, ma voi lo avete defenestrato. C’è qualcuno che possa considerare distensivo e pacificatore un gesto come la cancellazione di Giacomo Matteotti a ridosso di un 25 aprile tormentato come non mai, vedi le contestazioni e i distingui, in particolare nei confronti della Brigata ebraica a Milano, perché di questo si tratta. La decisione di dedicare la piazza a Giacomo Matteotti fu adottata nel 1945 dall’amministrazione comunale di Benevento, di cui era sindaco il liberale avvocato Antonio Cifaldi, il quale scoprendo la lapide dedicatoria, che era stata murata sulla facciata di palazzo Petrucciani, pronunciò da un rudimentale palchetto un appassionante discorso in onore del deputato socialista, il cui nome, egli disse, aveva aperto drammaticamente il “glorioso martirologio dell’antifascismo”.
Prima ancora di questo evento la piazza era stata laicamente intitolata nella seconda metà dell’Ottocento al “principe Maurizio Talleyrand” da Gioacchino Murat, proprio nel periodo in cui la città di Benevento era stata affrancata dal secolare dominio dello Stato della Chiesa.
È maldestro, infine, il tentativo di ricondurre ad un vuoto amministrativo per poter “battezzare” piazza Matteotti con il nome di Santa Sofia, adducendo a pretesto una decisione presa con una delibera del 15 marzo 1990 e omettendo che a quella delibera seguirono diversi ricorsi amministrativi, da parte del sottoscritto, in quanto viziata da insanabile illegittimità. Successivamente sempre per mia iniziativa, nella qualità di capogruppo del partito socialdemocratico, si tenne una successiva seduta di Consiglio Comunale il 20 marzo 1990, che ribadì, ad eccezione del gruppo della democrazia cristiana, la sua contrarietà alla precedente delibera e manifestò la sua adesione al mantenimento del nome di piazza Giacomo Matteotti.
La classe dirigente dell’epoca, con ben altra caratura politica, ritenne, pertanto, di soprassedere, di non rimuovere la lapide dedicata a Giacomo Matteotti, consentendo così ai cittadini di continuare a chiamare la piazza con il nome del martire socialista e lasciando agli altri le loro inclinazioni.
Penso che quanto scritto avrà l’adesione di personaggi del recente passato, di mio padre Santo, dell’avvocato Ferdinando Facchiano, del dottore Aldo Glielmo, del preside Rocco Maria Olivieri, del professore Giovanni Radice, del dottore Nicola Del Basso e altri ancora che hanno alzato il pollice della mano sinistra in segno di adesione.
Dottore Luigi Nunziato
ex assessore




