Ci sono storie che non finiscono davvero, anche quando si interrompono senza preavviso. Continuano a vivere nei dettagli, nelle scelte, nei volti di chi poi diventa protagonista della conquista di un traguardo straordinario. La seconda promozione in Serie B del Benevento è sicuramente una di queste, perché porta in filigrana ancora il nome di Gaetano Auteri. Ossia di colui che esattamente un decennio fa fu il principale artefice di una delle pagine più belle della quasi centenaria storia giallorossa, di quel sogno inseguito per 87 lunghissimi anni e realizzato proprio nella stagione in cui tanti avevano smesso di crederci. Un’impresa che aveva il sapore dell’epopea, costruita con idee chiare e grazie a una squadra che si identificava nella città e che rispecchiava in tutto e per tutto la filosofia del suo allenatore. Oggi, a distanza di dieci anni, il copione si è ripetuto, anche se con una variazione significativa, perché nel momento in cui il Benevento ha tagliato nuovamente lo striscione del traguardo, Auteri non sedeva più in panchina. Eppure, c’era. C’era all’inizio della stagione, quando ha preso forma questo Benevento dominante nel suo girone. C’era nella costruzione dell’organico, modellato secondo principi ben precisi.
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