(Adnkronos) – “Il calcio italiano va rifondato e questo processo deve ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc”. Andrea Abodi, ministro dello Sport, invoca una svolta totale dopo il fallimento dell’Italia, con la mancata qualificazione ai Mondiali 2026 dopo la clamorosa sconfitta nei playoff con la Bosnia. “Ringrazio la squadra e il suo allenatore per l’impegno che hanno dimostrato anche ieri sera, ma è evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc”, dice evidenziando ruolo e posizioni diverse: da un lato il ct Rino Gattuso e la squadra, dall’altro la federazione guidata dal presidente Gabriele Gravina, che per ora non prende in considerazione l’ipotesi di dimissioni.
A chi parla di commissariamento della Figc, Abodi replica: “Parlando con il presidente del Coni Buonfiglio ho rinnovato l’invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili perché potrebbero esserci i presupposti. Quando per tre edizioni non vai ai mondiali è una sconfitta. Oggi non è un giorno normale. Non può bastare lo scarica barile dicendo che ci si aspettava di più da istituzioni”, aggiunge il ministro.
“Le dimissioni di Gravina? Mi aspetto una risposta più centrata della Federcalcio. A partire dal presidente Abete dopo i Mondiali del 2014 ci furono sussulti di dignità, il compianto Tavecchio fece la stessa cosa dopo il playoff con la Svezia e si dimise. Potrei essere costretto a prendere decisioni con il Parlamento che avrei preferito lasciare a loro”, aggiunge. “Io penso che quando un’organizzazione del suo complesso buca, come è successo in questo caso, per la terza volta il mondiale, con tutto quello che ne consegue, è chiaro che ai vertici si affida una responsabilità o almeno dichiarare di essere pronto, perché prima del ruolo sovrano del Consiglio federale, secondo me c’è il ruolo apicale della coscienza individuale e questo mi sembra non emergere minimamente”, ha aggiunto Abodi. “Scorrettezza nei toni usati da Gravina? Ma io lo lascio giuricare all’opinione pubblica, perché mi sembra ci sia un sentimento collettivo, complessivo. Ho un profondo rispetto dei ruoli e dell’autonomia e quindi ho sempre detto che mi sarei tenuto a ciò che è nelle mie disponibilità, ma come è successo già in passato, se un sistema sportivo o quello complessivo o una singola federazione, non ha la capacità di fare un profondo esame di coscienza e un’assunzione di responsabilità che parte inevitabilmente dal vertice, poi mi trovo costretto, anche insieme al Parlamento, a prendere le decisioni che vorrei lasciare esclusivamente a loro, ma mi sembra che i primi segnali non vado in quella direzione”, ha pproseguito il ministro per lo sport e i giovani.
Giovanni Malagò sarebbe un nome spendibile come commissario? “Penso che il tempo dei nomi deve ancora venire e deve essere valutata tutta la storia degli ultimi 20 anni, che ci lascia molte esperienze negative. Quello che dobbiamo fare è non sbagliare nuovamente o far finta che non sia successo niente”.
Gravina, ieri sera, ha puntato il dito contro la politica invocando provvedimenti a favore del sistema calcio. Per il presidente federale, mancherebbe il sostegno. La risposta di Abodi è perentoria: “Il Governo ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiano. I nostri atleti ci hanno regalato enormi soddisfazioni in tante discipline, e io reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali di calcio, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport”, dice Abodi stigmatizzando le frasi con cui Gravina ha definito il calcio sport professionistico rispetto ad altre discipline ‘dilettantistiche’. “Noi continueremo, come abbiamo fatto finora, a fare ciò che compete alle Istituzioni ma serve responsabilità, umiltà e rispetto da parte di tutti. L’Italia deve tornare ad essere l’Italia, anche nel calcio mondiale”, aggiunge Abodi.

