Potrebbe ripetere l’esperienza di 21 anni fa, quando partecipò alle primarie de “L’Unione” che incoronarono Romano Prodi sfidante di Silvio Berlusconi. In quella competizione, svoltasi il 16 ottobre 2005, Clemente Mastella arrivò terzo, intercettando 196.014 voti (il 4,6% dei consensi), alle spalle del futuro Premier, che ricevette l’investitura a capo della coalizione, nonché di Fausto Bertinotti. Si piazzò davanti ad Antonio Di Pietro di Italia dei Valori, Alfonso Pecoraro Scanio del Verdi e l’indipendente Ivan Scalfarotto.
Nella giornata delle votazioni Mastella criticò l’organizzazione dell’evento, definendo le primarie come un “gioco fasullo”. A scatenare la miccia fu il fatto che, a metà mattinata, a Ceppaloni, paese natale di Mastella, dove egli risiedeva ed era in carica come sindaco, le schede erano già terminate e molta gente non poté votare: “Se non ci vogliono, ce lo dicano”, incalzò Mastella, accusando altresì di essere venuto a conoscenza che in diversi seggi di Roma c’erano schede già votate per Prodi, pronte per essere inserite nelle urne. Già in precedenza, Mastella aveva denunciato incongruenze nell’allestimento dei seggi, sostenendo che erano stati costituiti in numero inferiore al Sud, dove lui era più forte. L’Udeur, pertanto, minacciò di garantire soltanto l’appoggio esterno alla coalizione di centrosinistra, ma nei mesi successivi i rapporti con la coalizione si ricomposero e l’Udeur firmò il programma dell’Unione.
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