C’è un silenzio che pesa e un rumore che guarisce. Per la 17enne Antonia Ocone, il rumore della guarigione ha avuto il suono dei banchi che stridono sul pavimento, delle risate dei compagni e del fruscio delle pagine di un libro. Dopo mesi di buio, dolore e una riabilitazione che sembrava infinita, la diciassettenne sopravvissuta alla strage di Paupisi è tornata a scuola. L’Istituto Alberghiero di Castelvenere, in provincia di Benevento, non è stato solo il luogo della ripresa didattica, ma il palcoscenico di un abbraccio collettivo. Festoni colorati, palloncini e un tripudio di dolci preparati dagli studenti e dai docenti hanno trasformato – ieri – l’atrio in un rifugio di calore. “Bentornata tra noi, Antonia! Oggi la nostra scuola torna a sorridere”: una frase semplice, impressa su uno striscione, che riassume il sollievo di un’intera comunità scolastica che per mesi ha trattenuto il fiato. La storia di Antonia, come già più volte raccontato dalla nostra testata, è quella di un miracolo che sfida la logica della violenza. In una notte di follia che ha sconvolto il Sannio, il padre, Salvatore Ocone, ha distrutto la sua famiglia usando una grossa pietra come arma impropria.

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