Roma, 17 mar. (Adnkronos Salute) – La ricerca di una corretta attribuzione delle varie forme di responsabilità in ambito sanitario e il contrasto al fenomeno della medicina difensiva sono questioni centrali e sempre più attuali nel dibattito pubblico. A queste tematiche – e alle prospettive di riforma che si sono tradotte in un disegno di legge promosso dal ministero della Salute, attualmente all’esame della Camera dei deputati – è dedicato il convegno ‘Verso la riforma della responsabilità medica, una prospettiva multidisciplinare’, che si è svolto oggi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Roma Tor Vergata, organizzato in sinergia tra il Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione e il Dipartimento di Giurisprudenza dell’ateneo e il CeSDirSan, Centro interdisciplinare di studi sul diritto sanitario. L’evento è organizzato con il patrocinio della Simla (Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni).
“Un ringraziamento particolare ai docenti che si sono fatti nel corso del tempo promotori di queste iniziative” sul dibatitto della riforma della responsabilità sanitaria, anche con “la possibilità di aver messo a fattor comune competenze diverse: giuridiche, mediche, istituzionali e scientifiche – ha detto nel suo intervento Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’università di Roma Tor Vergata – Il titolo del convegno richiama esplicitamente una prospettiva multidisciplinare. Questo è certamente un punto di forza caratterizzante molto importante. E’ proprio questa la chiave più efficace per affrontare una materia così complessa come quella della responsabilità medica che si colloca al crocevia tra tutela del paziente, sicurezza delle cure, autonomia e serenità dell’esercizio della professione sanitaria. Il dibattito odierno si inserisce in una fase particolarmente significativa dell’evoluzione normativa. Infatti, è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo schema di legge delega volto a riformare il sistema della responsabilità sanitaria. Tra i profili più rilevanti vi è la proposta di riformulazione dell’articolo 590 sexies del Codice penale che limita la responsabilità penale del professionista sanitario ai casi di colpa grave quando il professionsita si sia tenuto a linee guida o buone pratiche clinico assistenziali adeguate al caso concreto. Si tratta di un intervento che mira, tra l’altro, a ridurre gli effetti della cosiddetta medicina difensiva, creando condizioni di maggiore serenità tra i professionisti sanitari, senza compromettere la tutela dei pazienti e la sicurezza delle cure. Proprio per questo appare particolarmente importante che il confronto su questi temi si sviluppi in segni di approfondimento scientifico e con il contributo di competenze diverse”.
“Questa è un’iniziativa che approfondisce un ambito complesso ma anche rilevante: la responsabilità medica – ha esordito il ministro della Salute, Orazio Schillaci – E’ un tema, devo dire, molto sentito dal personale sanitario. Il Governo su questo argomento ha posto da subito grande attenzione e anche un impegno concreto. I numeri del contenzioso medico legale, lo sapete, indicano quanto sia vasto questo problema. Ci sono oltre 35.000 azioni legali negli ultimi anni e il 97% in ambito penale poi si risolve in un nulla di fatto. Soprattutto da medico, oltre che da ministro della Salute – ha sottolineato – mi preoccupa il fatto che il timore fondato di contenziosi contribuisce ad alimentare la medicina difensiva, che costa al Servizio sanitario nazionale addirittura 9-10 miliardi di euro l’anno. Questa impatta su tanti aspetti del nostro sistema: tra tutti quello delle liste di attesa. Con il disegno di legge sulla riforma delle professioni sanitarie, insieme al ministro Nordio, ma con il contributo determinante del viceministro Sisto, siamo intervenuti con una modifica della normativa vigente in materia di responsabilità della professionale sanitaria. E’ una norma che abbiamo voluto fortemente proprio per arginare la medicina difensiva, per permettere ai medici e agli operatori sanitari di lavorare con una maggiore serenità, quindi a tutela della salute. Viene confermata – ha ricordato – la responsabilità penale per colpa grave per chi esercita la professione sanitaria, ma si stabilisce che nell’accertamento della colpa il giudice debba considerare, oltre al rispetto delle linee guida e delle buone pratiche, anche il contesto, la realtà operativa nella quale il medico esercita la sua professione. A volte c’è una scarsità di risorse, c’è una carenza organizzativa, a volte poi anche i pazienti hanno una complessità delle patologie dalle quali sono affetti. Questo è quindi un contesto caratterizzato da decisioni cliniche che sono assunte anche in condizioni difficili”.
“Mi corre obbligo di essere testimone della grande abnegazione che il ministro Schillaci ha posto in questa riforma – ha dichiarato Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia – Diciamo che è stato un po’ lo ‘stalker’ indispensabile per raggiungere questo obiettivo e noi abbiamo dato un contributo tecnico, ma senza la sua determinazione non saremmo giunti certamente al risultato. Qualche volta la politica si fa apprezzare – ha chiosato – perché prova a mettere insieme le esigenze dei professionisti e quelle del paziente. Io voglio dire subito che un punto di riferimento ineliminabile di questa riforma è quello che vuole proteggere il medico perché cura meglio il paziente. Quindi, forti di queste esigenze, abbiamo posto in essere uno sforzo, possiamo dirlo, titanico per poter raggiungere una mediazione a fronte di una serie di ostacoli che, come sempre quando si fanno le cose giuste, ci sono. Noi riteniamo che questa sia la riforma che bilancia correttamente i beni costituzionali, ritengo che il lavoro parlamentare potrà anche essere un utile se ci sono dei contributi che possono migliorare questa riforma, ma senza snaturarne la genesi”.
“Il problema della responsabilità medica blema – ha evidenziato Roberto Bei, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Roma Tor Vergata – non è più settoriale, ma è un problema che riguarda diversi aspetti della medicina. Ricordo che la responsabilità medica rappresenta un nodo cruciale della nostra vita democratica e civile e che è rappresentata da due aspetti fondamentali: da una parte la tutela della salute, il diritto ad essere curati, e dall’altra la serenità nell’esercitare la professione, la serenità nel poter offrire delle cure. Bisogna considerare la responsabilità medica non solamente sanzionatoria e difensiva. Bisogna analizzare due aspetti: da una parte ci sono i diritti dei cittadini, la tutela alla salute, ma dall’altra non dobbiamo sottovalutare il timore del contenzioso che può portare a delle distorsioni nell’attività medica. Ci deve essere una sorta di garanzia per il medico che opera in questo settore sanitario. Ed ecco qui il ruolo importante dell’accademia. Che cosa possiamo fare? Noi non dobbiamo solamente fornire le informazioni tecniche ai futuri dottori, quelle che permetteranno loro di esercitare una professione, ma dobbiamo anche insegnare loro la consapevolezza delle responsabilità, civili, deontologiche e penali”.
“Quindi – ha suggerito Bei – dobbiamo pensare ad una sorta di formazione sanitaria integrata. Bisogna insegnare a curare, ma anche a curare bene, valutare gli equilibri. Bisogna responsabilizzare i futuri medici e questa responsabilità deve nascere nel quadro in cui vengono operate le cure. Possiamo offrire dei seminari, delle attività didattico opzionali, invitare, come è stato fatto ora, giuristi, magistrati, professionisti che si occupano del risk management. Professionisti che si occupano di analizzare a fondo quelli che sono i contenziosi medici. Pertanto dobbiamo pensare in un modo diverso quando viene fatto un errore. Non bisogna pensare a trovare la colpa, ma – ha concluso – comprendere l’errore e cercare di non farlo più, quindi analizzare l’errore per impedire che venga fatto nuovamente”.

