Budapest, 27 feb. (Adnkronos) – “Non paghiamo”. A meno di sette settimane dalle elezioni in Ungheria, troneggiano sulle strade di Budapest cartelloni pubblicitari che mostrano un’immagine generata dall’intelligenza artificiale di Volodymyr Zelensky affiancato dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e da Manfred Weber, presidente del Partito popolare europeo.
Questi ultimi indicano con il dito la mano aperta del presidente ucraino, nell’atto di chiedere finanziamenti per la guerra. I messaggi anti-Ucraina sono al centro della campagna di Viktor Orbán, alla guida del Paese dal 2010 ma che i sondaggi danno in forte calo nelle preferenze degli elettori, a beneficio del partito di opposizione – ma sempre conservatore – di Peter Magyar, ex collaboratore tra i più stretti di Orban poi fuoriuscito da Fidesz, in aperto contrasto col primo ministro.
Orban incentra la campagna elettorale su discredito dell’Ucraina, come se i guai di Budapest fossero causati da Kiev oppure dalle politiche di chi la sostiene. La strategia è convincere gli elettori che la minaccia più grande per il Paese non sono i servizi sociali in crisi, l’aumento del costo della vita o la stagnazione economica, ma piuttosto il Paese confinante. Con gli aiuti del governo populista, i cartelloni pubblicitari che mostrano Volodymyr Zelensky e funzionari dell’Ue con le mani tese ricoprono l’Ungheria. Il messaggio a Bruxelles “non pagheremo!” riecheggia negli spot radiofonici, televisivi e nei social media.
“Di fatto, l’Ucraina viene dipinta come il nemico principale”, ha affermato Zsuzsanna Végh, analista del German Marshall Fund. “Questo non riguarda solo l’Ucraina in sé, ma rientra nella strategia standard del partito al governo, quella di mobilitare il proprio elettorato generando paura nella società”. Nel 2018, quando Orbán si candidava per il terzo mandato consecutivo come primo ministro, lui e il suo partito Fidesz cercarono di alimentare i timori sull’immigrazione. Nel 2022, mentre gli elettori si recavano alle urne cinque settimane dopo l’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina, Orbán diffuse l’infondata affermazione che l’opposizione avrebbe inviato truppe ungheresi a combattere in guerra.
Mentre Orbán si trova ad affrontare una sfida senza precedenti da parte di un ex membro di spicco del suo stesso partito, Péter Magyar, la strategia sembra aver preso una piega aggressiva. “Assistiamo sicuramente a una significativa escalation”, ha detto Végh. “Oltre alla retorica, l’intelligenza artificiale viene ampiamente utilizzata per diffondere messaggi e immagini false per rafforzare il messaggio del governo”.


