Un anno senza Francescopio, la lettera della sorella: “Una ferita che non si chiude. Questa vita è sacra: usatela per vivere davvero”

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Ad un anno dalla tragica scomparsa di Francescopio Pannella, morto in un incidente stradale il giorno di San Valentino, la sorella Annachiara affida alle parole un dolore che non si spegne e un amore che resta. Un testo intenso e autentico, che è insieme ricordo, ferita aperta e invito alla vita: quella vissuta con coraggio, ma anche con responsabilità. Una testimonianza che va oltre il lutto personale e parla a tutti, soprattutto ai più giovani.

“Per una persona chiusa, che fatica a esternare i sentimenti, quest’anno ne ho tirati fuori tanti. Non avrei mai pensato di dover scrivere di te, di dover essere qui a ricordarti. Un anno fa, alle 6.08, la mia vita e quella della nostra famiglia sono cambiate per sempre. Tutti i progetti, tutte le certezze, si sono fermati. Ma soprattutto, solo un’ora prima, si è fermata la tua vita. La più importante di tutte. Non è giusto morire a 25 anni. Non è giusto smettere di vivere, smettere di sorridere così presto. Un quarto di secolo non basta, non bastava per te. Meritavi di più: di vivere, di sognare, di sorridere ancora. Meritavi di costruire una famiglia, di avere dei figli, di diventare nonno un giorno. Meritavi di comprarti quella casa che desideravi, meritavi tutto. Ma il destino è stato crudele. È assurdo pensare a come, in soli 25 anni, tu sia riuscito a creare legami così forti, a lasciare un segno indelebile nel cuore di chiunque ti abbia conosciuto. Resto sempre sbalordita nel vedere quante persone, quanti amici, continuano a portarti con sé. Non ti nego che sono arrabbiata. Vivo nella paura ogni giorno. Un fratello non si può sostituire. E ogni volta che leggo di un’altra giovane vita spezzata, ogni volta che so che un’altra famiglia sta vivendo il nostro stesso dolore, la ferita si riapre un po’ di più. Perché questa è una ferita che non si rimargina. La vita va avanti, sì, ma una parte di te resta ferma lì, a quel giorno in cui il mondo ha smesso di essere a colori per me e per la nostra famiglia. Tu eri colore, luce, felicità. Ora tutto questo vive solo nei ricordi. Vedi, Pio, ogni giorno si finge. Si finge di sorridere, si finge di stare bene, si finge di essere felici quando non lo si è. C’è una forza strana che ti spinge ad andare avanti, ma sempre con un pezzo in meno. La ferita si riapre ogni giorno. O forse non si chiude mai. Vorrei poterti dire che ti porto con me, che sento la tua presenza ogni giorno. Ma non è vero. Sento solo la tua mancanza. Vorrei poterti dire che credo in un aldilà, che tu sia vicino a noi in qualche altra forma, ma non ci credo. La perdita, il lutto, sono reali. Sono le uniche cose tangibili, quelle che puoi toccare con mano. Mi restano i tuoi ricordi, il tuo sorriso. Cerco di sostituirti, ma so che è impossibile. Vorrei sorridere come te, ma come mi hanno detto — una battuta che credo avresti fatto tu stesso: ‘Leopardi, in confronto, sorride più di te’. Porto con me la tua ironia, quella battuta sempre pronta, quel sorriso indelebile che ti ha accompagnato fino alla fine dei tuoi giorni. Il rapporto tra fratelli è difficile da descrivere: si litiga spesso, per qualsiasi cosa, ci si sostiene nei momenti di bisogno, a volte ci si prende anche per i capelli. Poi si cresce, ci si sposa, si crea una nuova famiglia. Si va avanti nella vita con una certezza: che tuo fratello o tua sorella, qualunque cosa accada, restano con te. Ora tu non ci sei più. È rimasto un vuoto, un vuoto incolmabile, che provo a riempire con i ricordi. Ricordi che spero restino per sempre nel cuore di tutti. Perché mi manchi, Pio. Ogni giorno. Ripeterò queste parole all’infinito, fino ai miei ultimi giorni, soprattutto ai giovani di oggi: abbiate il coraggio di vivere intensamente, come ha fatto lui, ma sempre con prudenza. Non solo per chi vi ama, ma soprattutto per voi stessi. Questa vita è sacra. Usatela per vivere davvero: viaggiate, siate affamati di cultura e conoscenza, innamoratevi — non solo di qualcuno, ma della vita. Siate felici, vivete sorridendo, ma anche piangendo, perché anche questo fa parte della fortuna di essere vivi. Se potete, portate con voi un ricordo di mio fratello, per mantenerlo vivo dentro di voi, così come faccio io. Ricordate il suo sorriso, prendete esempio dalla sua voglia di aiutare il prossimo, dalla sua presenza accanto a chi era in difficoltà. Vivete anche per lui. Il tuo ricordo resterà con me, Pio. Ti porterò ovunque. Ti voglio bene. Tua Sosò”.

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