Al Corso Garibaldi, all’altezza di Piazza Roma, tra il bel palazzo delle Regie Poste e Telegrafi e quello di proprietà del banco di Napoli, una volta dei Marchesi Perrotti, c’era nell’800 un alto cavalcavia, demolito per l’ampliamento del Corso (Achille Vianelli – acquerello Pontile degli orefici Museo del Sannio Benevento).
Ora c’è una strada ampia e luminosa, via Traiano che ci porta dritto a Porta Aurea. Porta perché l’Arco fu incluso nelle mura di cinta della città (A. Vianelli – Arco Traiano inglobato nelle mura laterali), Aurea per la magnificenza del manufatto. Le mura furono abbattute per ordine di papa Pio IX, allorché questi nel 1849 da Gaeta venne a Benevento. L’arco di Traiano si presenta imponente e ben conservato. Costruito negli anni 114-117 d.C. su progetto di Apollodoro, celebra le imprese del condottiero in terra di Dacia (oggi Romania). Nei pressi, secondo una viva e tenace tradizione beneventana si trovava un’osteria, chiamata Taverna ‘u Puntilo nell’800, e Taverna di Orazio nel 900. Una taverna come quelle già esistenti ai tempi di Ottaviano e Mecenate, dove il poeta Quinto Orazio Flacco, allorché si recava nella sua terra natia Venosa, era solito fermarsi. Nel Libro I delle sue Satire racconta dell’incendio avvenuto nella cucina della taverna mentre si tentava di arrostire dei tordi spelacchiati.

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